<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[la rubastorie: Niente da leggere]]></title><description><![CDATA[Pensiamo di non aver mai abbastanza libri da leggere. Svaligiamo le librerie di volumi che poi lasciamo sulle mensole oppure sul tavolo del salotto, a ingiallirsi di polvere e caffè. 

Che ne dici di tirar fuori questi reperti dalla libreria e leggerli insieme? Unica condizione: scegliamo libri di autori sardi :)]]></description><link>https://www.larubastorie.it/s/libri</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FWh0!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7829eab7-1bec-4ee1-8e80-eb8e7cd553f0_345x345.jpeg</url><title>la rubastorie: Niente da leggere</title><link>https://www.larubastorie.it/s/libri</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Tue, 05 May 2026 03:24:29 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.larubastorie.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[la rubastorie]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[larubastorie@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[larubastorie@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[la rubastorie]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[la rubastorie]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[larubastorie@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[larubastorie@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[la rubastorie]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Perché valiamo solo se abbiamo successo?]]></title><description><![CDATA[Storia di un magistrato scapestrato e scalcinato, alle prese con il suo disagio di vivere e un caso difficile da risolvere.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/perche-valiamo-solo-se-abbiamo-successo</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/perche-valiamo-solo-se-abbiamo-successo</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 22:09:53 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fa08ee5b-f55b-414a-9268-7951975b21b7_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Gennaio &#232; per definizione il mese dei nuovi inizi. Anche se, devo dire la verit&#224;, io sono del team di settembre, per me &#232; dopo l&#8217;estate che si azzera tutto e si riparte da capo.</em></p></blockquote><p>Ad ogni modo, mentre riflettevo sul tema degli obiettivi, mi &#232; venuto in mente che ormai &#232; diventato proprio <strong>un must il fatto di stilare la lista di cosa vogliamo fare nel nuovo anno</strong>, dove vogliamo arrivare e chi vogliamo diventare. Capiamoci: non sono una nemica delle liste, tutt&#8217;altro, le amo. Sono cos&#236; rassicuranti, cos&#236; chiare. Tu le scrivi e tutto si semplifica: la spesa viene bene, a lavoro capisci subito cosa devi fare ogni giorno, ti aiutano anche a chiarire cosa vuoi fare della tua vita.</p><h4>Ma siamo davvero obbligati ad avere un&#8217;idea precisa rispetto a chi o cosa vogliamo essere?</h4><p>Ho paura che la frenesia degli obiettivi stia generando una forte ansia sociale, ansia da prestazione, ansia da pianificazione. <em>Ansia in ogni direzione.</em></p><p>Il protagonista dell&#8217;ultimo romanzo che ho letto, <strong>Procedura di Salvatore Mannuzzu</strong>, vive una condizione di disagio nei confronti della vita che si sposa bene con questo malessere sociale: lui &#232; un magistrato, non troppo irreprensibile, poco amante delle regole, vive in una casa e con una testa in costante disordine. Non si sente un bravo giudice, anche a causa di trascorsi lavorativi discutibili, si perde nelle sue indagini, non fa sempre quello che deve, non sa bene quale sia il suo posto nel mondo e nemmeno il posto in cui vivere.</p><p>Lui vive, nonostante tutto va avanti, ma gli cogli sempre quella sfumatura nostalgica, quella irrequietezza di non sapere bene dove stare e con chi. Una condizione in cui ognuno di noi penso si ritrovi o si &#232; ritrovato almeno una volta nella vita.</p><blockquote><p><strong>Ma perch&#232; il fatto di non sentirsi bravi, arrivati, persone di successo, deve mettere in discussione il nostro valore e il nostro senso dello stare al mondo?</strong></p></blockquote><p>Ecco, forse stiamo sbagliando il metro di misura. Stiamo misurando troppo la nostra esistenza con obiettivi prettamente professionali: raggiungere una certa posizione lavorativa, uno stipendio invidiabile, avere un determinato tipo di casa, avere successo, comparire su giornali, telegiornali, libri, film e quello che ti pare.</p><p>Quando abbiamo iniziato a pensare di contare qualcosa in relazione al numero di obiettivi che raggiungiamo? Ecco, forse dovremmo rivalutare i pesi e le misure con cui guardiamo e giudichiamo costantemente la nostra vita.</p><p>Dobbiamo per forza arrivare alla vetta pi&#249; alta? No</p><p>Dobbiamo per forza avere degli obiettivi ambiziosi su chi vogliamo essere? No</p><p>Dobbiamo per forza avere una lista di obiettivi? No</p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se vuoi scrivere una lista di obiettivi per poi rinnegarla a obiettivi non raggiunti, iscriviti al mio canale :)</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><blockquote><p><em>Nel 2020 mi capit&#242; tra le mani un libro per me davvero illuminante, Tutta un&#8217;altra vita di Lucia Giovannini. Una frase che diceva &#8220;Valgo in quanto essere umano, semplicemente perch&#232; esisto&#8221; mi aveva completamente spiazzato, perch&#232; fino a quel momento avevo misurato ogni cm del mio valore con i traguardi che raggiungevo e il riconoscimento che arrivava dall&#8217;esterno.</em> </p><p><strong>Rivedermi senza il contatore dei successi mi ha fatto bene, mi ha dato leggerezza:</strong> ho capito che il mio senso e valore nel mondo non dipendevano dalla carriera che avrei avuto, ma dal semplice fatto di esistere, di aver pianto disperatamente il pomeriggio di quel 18 gennaio di 40 anni fa.</p></blockquote><p>Il magistrato scapestrato del nostro romanzo non mi pare particolarmente incline a un tale ragionamento: niente della sua vita si pacifica all&#8217;interno del romanzo, il caso di omicidio che &#232; chiamato a risolvere &#232; pi&#249; complesso del previsto e trova nella stessa giustizia uno dei suoi peggiori ostacoli. La lettura per&#242; ti appassioner&#224;. <strong>Uno perch&#232; il suo restare una persona irrisolta fa bene al cuore di tutte noi persone eternamente irrisolte.</strong> E due perch&#232; mette in luce un concetto che in questo periodo &#232; pi&#249; attuale che mai: <em>la verit&#224; &#232; una brutta bestia e a volte accettiamo per vero ci&#242; che non lo &#232;, magari perch&#233; &#232; meno scomodo e pi&#249; conveniente della verit&#224; stessa.</em></p><p>Ti saluto con questo pensiero: a volte dovremmo semplicemente vivere e goderci quello che la vita ha in serbo per noi. Le liste riempiono gli spazi, sono rassicuranti, sono una bussola. Magari nel 2026 continuiamo a scriverle, ma con la consapevolezza che nella vita mica possiamo controllare tutto, tanto fa un po&#8217; come le pare.</p><p><strong>Ah, per la prossima volta se ti va leggiamo insieme Le ragazze sono partite, di Giacomo Mameli.</strong></p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Ti ritrovi nei miei vaneggi? Allora iscriviti, commentami, chattami&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Hai più paura della morte o della vita?]]></title><description><![CDATA[Storia di Ettore Manfredini, classe 1922, della sua famiglia, di un mattatoio e di una vita che diventa viva solo sul letto di morte.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/hai-piu-paura-della-morte-o-della</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/hai-piu-paura-della-morte-o-della</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 20 Dec 2025 12:08:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2c93a4b9-9fa7-4762-86ab-15cd1a053c91_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h4><strong>L&#8217;idea della morte ci spaventa</strong>. </h4><p>Lasciare tutto e tutti. E pensare che le persone a cui siamo affezionate continueranno comunque le loro vite. &#200; egoista lo so, per&#242; d&#224; una stizza terribile. Tu che te ne vai e loro, magari a distanza di un po&#8217; di tempo, continuano ad andare a cena fuori, a prendere il caff&#232; al bar, a comprare vestiti nuovi, a viaggiare per il mondo. Speriamo che i nostri cari siano felici, ma ci sentiamo anche terribilmente tristi per questo show must go on, come se in fondo la nostra presenza valga quanto quella di chiunque altro.</p><blockquote><h4><em>Eppure ti sei mai chiesto se ti spaventa di pi&#249; morire o vivere davvero? Leggendo l&#8217;immensa distrazione di Marcello Fois ho pensato proprio a questo.</em></h4></blockquote><p>Ettore Manfredini si trova nel letto di morte che ha gi&#224; 95 anni: potremmo dire che la sua vita se la sia goduta alla grande. E invece, mentre riavvolge il nastro della sua esistenza e rivive tutti gli episodi salienti della sua storia, riesce per la prima volta a collegare i puntini tra le cose, a capire il senso di ogni azione sua e dei suoi famigliari. E si accorge di aver vissuto una vita terribilmente breve.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Ogni tanto scrivo e mi piace condividere i pensieri e sapere come la vedi tu. Se storie come queste ti affascinano, iscriviti al mio canale. </p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><h4>Siamo perennemente distratti, la verit&#224; &#232; questa. </h4><p>Viviamo ogni giorno al 50% delle nostre possibilit&#224;, pensando che arrivare alla fine della giornata senza aver mandato a quel paese i colleghi o senza aver avuto un tracollo nervoso sia gi&#224; un grande traguardo. E forse lo &#232;, nella vita che ci siamo costruiti, in cui tutto &#232; esposto e conta molto di pi&#249; quello che gli altri vedono in noi piuttosto che quello che noi stessi vediamo.</p><p>Ho iniziato a pensare a questo leggendo le pagine di Marcello Fois e ne sono stata contenta, perch&#233; lui ripete spesso che se un libro non ti smuove niente dentro forse &#232; meglio buttarlo. L&#8217;immensa distrazione non merita certamente questa fine, <em>perch&#233; smuove tanto, smuove tutto.</em></p><p>In particolare c&#8217;&#232; un personaggio del romanzo che davvero mi ha intrecciato le budella, che ha riempito i miei pensieri nei viaggi in auto verso l&#8217;ufficio e mi ha fatto venir voglia di parlarne con almeno 3 persone, che di questo libro non sapevano niente. </p><h4>Lei &#232; Enrica ed &#232; una delle 3 figlie del protagonista Ettore Manfredini. </h4><p>Lei &#232; nata per non disturbare, per fare le cose per bene, per essere sempre perfetta. Nessuno si deve preoccupare per lei perch&#233; ci pensa lei a non far succedere niente di male o di sbagliato. Missione: -pensate ai vostri problemi, io cercher&#242; di non darne altri-. Anche il peggiore degli psicologi direbbe che dietro si nasconde un desiderio profondo di approvazione da parte di tutti, ma tralasciamo quest&#8217;analisi.</p><p>Essere la figlia perfetta mi fa pensare alla fatica che ci vuole. A quanta energia si impiega a cercare di compiacere tutti, ad essere accondiscendente in modo che nessuno si arrabbi, ad impegnarsi il doppio in modo che tutti siano soddisfatti del tuo lavoro, a dire solo parole cortesi e diplomatiche in modo nessuno ci possa rimanere male.</p><blockquote><p><em><strong>Ma il punto &#232; che questo modo di vivere ad un certo punto ti fa scomparire nel nulla. Sia perch&#233; ti disintegra, sia perch&#233; la perfezione non ti rende unica, ti rende solo trasparente. </strong></em></p></blockquote><p>E le persone poi ci si abituano e quando vedono una minima sbavatura sono prontissimi a fartelo notare, a puntarti il dito contro se quella volta non sei stato comprensivo, se hai detto una parola di troppo. Quando abitui le persone a non lamentarsi mai di te non accettano i tuoi errori, non accettano che tu possa essere umana. La perfezione &#232; difficile non solo da creare, ma soprattutto, da mantenere. E che palle!</p><h4>E poi arrivi al punto che ti chiedi: ma io chi cavolo sono? </h4><p>Perch&#233; in questo farti andar bene tutto anche tu ad un certo punto non ci capisci pi&#249; niente e non riesci a distinguere le cose che vuoi da quelle che non vuoi.</p><p>Anche Enrica capisce di essere diventata l&#8217;invisibile della famiglia e nel suo atto di ribellione, mi ha intenerito tantissimo.</p><blockquote><p><em>Immagina la scena: &#232; il battesimo del figlio di tuo fratello, unico figlio maschio, primogenito. La tua famiglia &#232; estremamente credente. Tu sei stata prescelta insieme al tuo fidanzato perfetto e di buona famiglia per essere la madrina. Fantastico. &#200; mattina, tutti si stanno agghindando per andare in chiesa. Il vestito pi&#249; bello, il profumo, il rossetto. - Sei pronta? Guarda che stiamo andando!- Si mamma, iniziate ad andare, arrivo anche io!-</em></p></blockquote><p><strong>E invece no, Enrica non si presenta in chiesa. Si ribella a s&#233; stessa prima che agli altri.</strong></p><p>Se ne va tra i campi, tutto il santo giorno. Non le importa nulla delle conseguenze del suo gesto, lei vuole che questa disobbedienza venga notata, vuole che i suoi famigliari le chiedano: &#8220;Che diavolo ti &#232; saltato in testa?&#8221;. Vuole scatenare l&#8217;inferno per poter dire finalmente &#8220;mi sono rotta le scatole di essere quella che non sbaglia mai!&#8221;. Coraggiosa, senza dubbio. Se non fosse che nessuno le chieder&#224; mai cosa le sia passato per la testa. La guarderanno con occhi di disappunto, delusione, ma nessuno si interesser&#224; al suo perch&#233;.</p><p>Ecco, questa parte del romanzo mi ha aperto un mondo. </p><blockquote><p>Il tema &#232; che se noi non decidiamo di vivere fino in fondo e di essere chi diavolo vogliamo essere, non sar&#224; certamente il mondo a preoccuparsene. Siamo noi che dobbiamo accorgerci del mondo e di noi stessi e vivere di conseguenza. E dovremmo smettere di essere cos&#236; tremendamente distratti e iniziare a cogliere il senso delle cose che ci accadono intorno e di quello che noi vogliamo far accadere nel mondo.</p></blockquote><p>A volte siamo talmente presi a filmare la nostra corsa verso chiss&#224; che cosa che non ci rendiamo conto nemmeno di chi o cosa lasciamo indietro, oppure di chi vuole restare indietro e noi ci ostiniamo affinch&#233; corra con noi e alla nostra velocit&#224;.</p><h3>Quasi quasi la morte, vista dalla prospettiva di Marcello Fois, fa meno paura di questa vita in cui tutto ci sfugge, tutto ci appare reale solo quando ci riguarda direttamente mentre il resto rimane lontano e non ci sfiora. </h3><p>Quando prendiamo coscienza di come i puntini siano uniti tra loro, di come il quadro sia davvero composto, &#232; spaventoso. E vuol dire che siamo gi&#224; morti, e che quindi &#232; troppo tardi per farne tesoro. Possiamo solo accettarlo, e cos&#236; sia.</p><p>E tu hai letto l&#8217;Immensa distrazione? Sono curiosa di sapere quali sensazioni ti ha lasciato addosso, se ti ha smosso qualcosa, se ti ha fatto riflettere. Io aspetto le tue parole, sempre.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto fino alla fine. Se ti &#232; piaciuto o ti ha fatto riflettere, iscriviti al canale</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Mal di pietre]]></title><description><![CDATA[Storia di una donna, dei suoi mali e delle righe di amori mai vissuti nascoste dentro il suo quaderno segreto.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/mal-di-pietre</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/mal-di-pietre</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 24 May 2025 14:08:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/19dd46ad-7a50-446d-a1c2-c5547e5e953e_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="pullquote"><p>&#8220;Scriveva tutto sul suo quadernetto nero con il bordo rosso e poi lo nascondeva nel cassetto delle cose segrete con le buste dei soldi Vitto Medicine Affitto.&#8221;</p></div><blockquote><p>Mal di pietre racconta la storia di una donna, la nonna della voce narrante, che <strong>rincorrendo il suo sogno d&#8217;amore, tra le righe proibite del suo quaderno nero,</strong> finisce per sposarsi con un buon uomo che purtroppo non amer&#224; mai. E vivr&#224; per sempre nel sospirato ricordo del Reduce, conosciuto durante le cure termali per espellere i suoi calcoli renali. </p><p>A fare da sfondo, la fine della seconda guerra mondiale, in una Sardegna che cerca di rinascere dalle macerie culturali, economiche e sociali.</p></blockquote><p></p><h4>Mi &#232; dispiaciuto terminare il libro di Milena Agus: &#232; uno di quei libri leggeri, dolci, che ti fanno compagnia la sera e quando finiscono &#232; come se qualcuno di famiglia partisse per un viaggio senza fare ritorno. Quando finiscono creano una tenera nostalgia.</h4><p></p><p>All&#8217;inizio pensavo che il libro parlasse d&#8217;amore. E in effetti ne parla, <strong>pi&#249; come assenza che come presenza. </strong></p><p>Questa assenza e distanza dell&#8217;amore la vivono tutti i personaggi: la protagonista lo trasforma nel suo male di vivere; la voce narrante ha vissuto un&#8217;intera vita con il senso di distacco dei genitori (chi preso dall&#8217;amore, chi preso dalla musica); nonna Lia &#232; dovuta fuggire dal suo amore peccaminoso; il marito della protagonista ha perso il suo primo amore sotto i bombardamenti di Cagliari; il Reduce in guerra, oltre alla gamba, perde la fiducia in una moglie che in sua assenza &#232; rimasta incinta di una figlia, che sceglie di considerare come sua.</p><blockquote><p>La sensazione &#232; che non solo la protagonista, ma anche tutti gli altri, in una certa misura, abbiano <strong>quel qualcosa che fa fuggire l&#8217;amore</strong>. E chi in fondo non si &#232; sentito un pochino cos&#236;, <strong>un repellente dell&#8217;amore</strong>, almeno una volta nella sua vita?</p></blockquote><p>Io ricordo che da adolescente mi ero convinta che per la mia estrema timidezza non sarei mai stata capace di fidanzarmi con nessuno. &#8220;Chi vuole stare con una ragazza che parla poco?&#8221; Me lo domandavo spessissimo. Poi ci sono le fasi degli amori andati a male, come le scatolette di tonno lasciate un mese in frigorifero. Anche l&#236; ci si chiede &#8220;Ma cosa ho di sbagliato?&#8221;</p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se quello che leggi ti piace, iscriviti per vedere le prossime storie.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><h4>Ho percepito questo: il costante senso di inadeguatezza che prova la protagonista di fronte ad un amore che nella sua penna &#232; libero, spinto, audace, profondo, presente, mentre nella realt&#224; che vive &#232; distante, silenzioso, assente, respingente.</h4><div class="pullquote"><p>&#8220;Nonna li aveva sempre fatti vergognare, da quella volta in chiesa in cui aveva visto un ragazzino che le piaceva e aveva incominciato a girarsi continuamente verso i banchi dei maschi e a sorridergli e a guardarlo fisso e il ragazzino ridacchiava anche lui&#8221;</p></div><blockquote><p>C&#8217;&#232; un altro tema che mi pare essere fortissimo nella storia: la <strong>diversit&#224;</strong>. La protagonista &#232; la diversa del paese, che scrive di nascosto poesie d&#8217;amore erotiche, vista come la pazza, da internare in un manicomio, nella sezione dei &#8220;Tranquilli&#8221;. La madre tenta addirittura di farle fare un esorcismo, perch&#232; sicuramente qualcosa di anomalo ci dev&#8217;essere in lei. </p></blockquote><p><strong>E lei si sentir&#224; per sempre diversa, una persona che vive sulla luna, la persona da tenere a debita distanza.</strong> Anche dal marito e dal figlio, che camminano sempre distanti da lei, costruendo tra loro una complicit&#224; che lei non avr&#224; mai con nessuno, se non con la nipote e con il Reduce.</p><div class="pullquote"><p>&#8220;diceva cos&#236;, che lei tanto non sarebbe stata una buona madre perch&#232; le mancava la cosa principale e che i suoi figli non nascevano perch&#232; anche a loro mancava quella stessa cosa e quindi si rinchiudeva in quel suo mondo della luna.&#8221;</p></div><p>Ho avuto la sensazione che solo in un certo momento della storia la <strong>protagonista abbia fatto pace con s&#233; stessa e con il mondo</strong>: quando conosce il Reduce durante le cure termali per espellere il suo secondo male, i calcoli renali. In quel momento viene vista per quello che &#232;, riconosciuta nella sua unicit&#224;. L&#224; capisce che esiste una vita e una felicit&#224; anche per lei, che pu&#242; averne diritto, che pu&#242; andarsela a cercare perch&#232; lo merita.</p><h4>Questa<strong> riabilitazione sociale</strong> della protagonista della storia mi ha fatto riflettere tanto. Hai presente quando ti allontani dal paese o dalla citt&#224; in cui hai vissuto per tanto tempo, dalle persone che ti conoscono da una vita, e arrivi in una citt&#224; nuova?</h4><p>Solitamente si acquista una nuova identit&#224; e una nuova consapevolezza di s&#233;. Perch&#232; parliamoci chiaro: a furia di sentirci dire dagli altri che noi siamo o non siamo una certa cosa spesso ce ne convinciamo anche noi. Pensiamo di essere solo quello.</p><blockquote><p>Appena invece ci confrontiamo con un ambiente nuovo, che ci guarda per la prima volta con occhi puliti, liberi da pregiudizi e da cose ascoltate da altre persone, immediatamente <strong>acquisiamo un&#8217;identit&#224; nuova. Siamo esattamente quello che siamo, nella massima espressione del nostro potenziale.</strong></p></blockquote><p>La nostra protagonista questa riabilitazione la vive due volte: quando conosce il Reduce, come gi&#224; detto, ma anche quando si sposta col marito per la loro nuova vita a Cagliari. <strong>Ah Cagliari, &#232; meravigliosa la descrizione che emerge della citt&#224; dalle parole dell&#8217;autrice!</strong></p><p>La sua vita a Cagliari, nonostante lo sfondo della fine della seconda guerra mondiale, tutt&#8217;altro che roseo, diventa improvvisamente luminosissima: un vicinato che affronta i problemi con leggerezza e ironia, scorci sul mare e sui tramonti, cieli azzurri e immensi, terrazzi fioriti e l&#8217;amore per la musica classica sbocciato grazie al Reduce. </p><blockquote><p>&#200; pazzesco come possa essere sufficiente spostarsi dall&#8217;innominato paese di origine per cambiare totalmente la prospettiva su di s&#233;, sugli altri e sulla propria vita.</p></blockquote><h4>Questo libro, in fondo, parla soprattutto di <strong>rinascite</strong>. </h4><p>Quasi tutti i personaggi hanno una storia <strong>di risorgimento o di riscatto sociale.</strong> Un riemergere dal fango della guerra che &#232; tutt&#8217;altro che repentino e passa per fasi torbide, prima di riacquisire la piena luce. Dalle macerie della guerra spuntano case mutilate e ricostruite, figli di altri accolti come propri, rapporti sessuali consumati nelle Case Chiuse, fughe nelle topaie delle grandi citt&#224; con il sogno di diventare borghesi. </p><p><strong>&#200; l&#8217;aspirazione, in fondo, che guida l&#8217;azione, il desiderio che dipinge il reale di bello quando ancora di bello non c&#8217;&#232; proprio niente.</strong></p><blockquote><p>Quasi tutti i personaggi del libro <strong>non hanno un nome,</strong> curioso no? Per questo potremmo essere noi, potresti essere tu, potrebbe essere tua mamma o tua nonna. </p></blockquote><p>Solo nonna Lia ha un nome, per distinguerla dalla Nonna protagonista. E loro due sono molto pi&#249; vicine di quanto non si pensi. Nonostante la rigidit&#224; di Lia, assente nella Nonna, nonostante la prima abbia una smisurata mania del controllo e dell&#8217;igiene, mentre la Nonna incarna il totale disordine, <strong>sono due persone che hanno adattato e plasmato le loro vite per via di un amore mai vissuto. Sono due persone additate dalla societ&#224; del loro piccolo paese di origine che hanno trovato un riscatto nella citt&#224; di Cagliari.</strong> Riscatto s&#236;, riabilitazione certo, ma non la realizzazione del loro sogno. Alla fine hanno dovuto placare la loro inquietudine accettando quello che la vita ha deciso di offrire loro.</p><div class="pullquote"><p>&#8220;Aveva speso tutte le sue forze per convincersi che quella era la migliore vita possibile, e non quell&#8217;altra, di cui la nostalgia e il desiderio le toglievano il respiro&#8221;.</p></div><h4>Questo libro, quindi, &#232; l&#8217;intreccio di tanti mali: il mal di pietre per i calcoli renali &#232; la manifestazione fisica del mal d&#8217;amore e di un disagio sociale per l&#8217;essere considerati diversi e quindi sbagliati. </h4><blockquote><p>Un libro che parla anche di amore che, tra le pietre, cerca di sbocciare, ma che, purtroppo, come dice la protagonista, <em>&#8220;se non vuole arrivare non arriva con il letto e neppure con la gentilezza e le buone azioni&#8221;.</em></p></blockquote><p></p><p>Spero che il libro ti sia piaciuto o che questi appunti sparsi ti facciano venir voglia di leggerlo. Per me &#232; stato piacevole, proprio il genere di lettura che dopo una serata di duro lavoro ti regala quel momento di leggera spensieratezza. E ti d&#224; la sensazione di entrare in una casa, conoscere una famiglia e affezionarti tantissimo a tutti i suoi membri.</p><p>Mi piacerebbe tanto sapere, tra i commenti, la tua impressione sul libro e sui suoi protagonisti: quale personaggio hai amato di pi&#249; e perch&#232;? Ma soprattutto, <strong>sei riuscito a capire quale sia, come dice la protagonista, &#8220;quella cosa che non permette all&#8217;amore di arrivare?&#8221;</strong></p><p>Chiudo riportandoti la mia citazione preferita del libro (tu lasciami la tua, sono certa che ne hai trovate tantissime):</p><div class="pullquote"><p>&#8220;Pap&#224; glielo disse che non era una buona idea, che non bisogna mettere ordine nelle cose, ma assecondare il casino universale e suonarci sopra.&#8221;</p></div><p>Ah, io sono la rubastorie e se questa lettura &#232; stata piacevole consiglia questa pagina anche alle persone che come te amano leggere.</p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto! 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