<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[la rubastorie]]></title><description><![CDATA[Rubo storie e libri alla Sardegna e mescolo tutto con un po' di storie di vita quotidiana. ]]></description><link>https://www.larubastorie.it</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!FWh0!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7829eab7-1bec-4ee1-8e80-eb8e7cd553f0_345x345.jpeg</url><title>la rubastorie</title><link>https://www.larubastorie.it</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Wed, 29 Apr 2026 12:21:55 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.larubastorie.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[la rubastorie]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[larubastorie@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[larubastorie@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[la rubastorie]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[la rubastorie]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[larubastorie@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[larubastorie@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[la rubastorie]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Perché valiamo solo se abbiamo successo?]]></title><description><![CDATA[Storia di un magistrato scapestrato e scalcinato, alle prese con il suo disagio di vivere e un caso difficile da risolvere.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/perche-valiamo-solo-se-abbiamo-successo</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/perche-valiamo-solo-se-abbiamo-successo</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Tue, 13 Jan 2026 22:09:53 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fa08ee5b-f55b-414a-9268-7951975b21b7_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Gennaio &#232; per definizione il mese dei nuovi inizi. Anche se, devo dire la verit&#224;, io sono del team di settembre, per me &#232; dopo l&#8217;estate che si azzera tutto e si riparte da capo.</em></p></blockquote><p>Ad ogni modo, mentre riflettevo sul tema degli obiettivi, mi &#232; venuto in mente che ormai &#232; diventato proprio <strong>un must il fatto di stilare la lista di cosa vogliamo fare nel nuovo anno</strong>, dove vogliamo arrivare e chi vogliamo diventare. Capiamoci: non sono una nemica delle liste, tutt&#8217;altro, le amo. Sono cos&#236; rassicuranti, cos&#236; chiare. Tu le scrivi e tutto si semplifica: la spesa viene bene, a lavoro capisci subito cosa devi fare ogni giorno, ti aiutano anche a chiarire cosa vuoi fare della tua vita.</p><h4>Ma siamo davvero obbligati ad avere un&#8217;idea precisa rispetto a chi o cosa vogliamo essere?</h4><p>Ho paura che la frenesia degli obiettivi stia generando una forte ansia sociale, ansia da prestazione, ansia da pianificazione. <em>Ansia in ogni direzione.</em></p><p>Il protagonista dell&#8217;ultimo romanzo che ho letto, <strong>Procedura di Salvatore Mannuzzu</strong>, vive una condizione di disagio nei confronti della vita che si sposa bene con questo malessere sociale: lui &#232; un magistrato, non troppo irreprensibile, poco amante delle regole, vive in una casa e con una testa in costante disordine. Non si sente un bravo giudice, anche a causa di trascorsi lavorativi discutibili, si perde nelle sue indagini, non fa sempre quello che deve, non sa bene quale sia il suo posto nel mondo e nemmeno il posto in cui vivere.</p><p>Lui vive, nonostante tutto va avanti, ma gli cogli sempre quella sfumatura nostalgica, quella irrequietezza di non sapere bene dove stare e con chi. Una condizione in cui ognuno di noi penso si ritrovi o si &#232; ritrovato almeno una volta nella vita.</p><blockquote><p><strong>Ma perch&#232; il fatto di non sentirsi bravi, arrivati, persone di successo, deve mettere in discussione il nostro valore e il nostro senso dello stare al mondo?</strong></p></blockquote><p>Ecco, forse stiamo sbagliando il metro di misura. Stiamo misurando troppo la nostra esistenza con obiettivi prettamente professionali: raggiungere una certa posizione lavorativa, uno stipendio invidiabile, avere un determinato tipo di casa, avere successo, comparire su giornali, telegiornali, libri, film e quello che ti pare.</p><p>Quando abbiamo iniziato a pensare di contare qualcosa in relazione al numero di obiettivi che raggiungiamo? Ecco, forse dovremmo rivalutare i pesi e le misure con cui guardiamo e giudichiamo costantemente la nostra vita.</p><p>Dobbiamo per forza arrivare alla vetta pi&#249; alta? No</p><p>Dobbiamo per forza avere degli obiettivi ambiziosi su chi vogliamo essere? No</p><p>Dobbiamo per forza avere una lista di obiettivi? No</p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se vuoi scrivere una lista di obiettivi per poi rinnegarla a obiettivi non raggiunti, iscriviti al mio canale :)</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><blockquote><p><em>Nel 2020 mi capit&#242; tra le mani un libro per me davvero illuminante, Tutta un&#8217;altra vita di Lucia Giovannini. Una frase che diceva &#8220;Valgo in quanto essere umano, semplicemente perch&#232; esisto&#8221; mi aveva completamente spiazzato, perch&#232; fino a quel momento avevo misurato ogni cm del mio valore con i traguardi che raggiungevo e il riconoscimento che arrivava dall&#8217;esterno.</em> </p><p><strong>Rivedermi senza il contatore dei successi mi ha fatto bene, mi ha dato leggerezza:</strong> ho capito che il mio senso e valore nel mondo non dipendevano dalla carriera che avrei avuto, ma dal semplice fatto di esistere, di aver pianto disperatamente il pomeriggio di quel 18 gennaio di 40 anni fa.</p></blockquote><p>Il magistrato scapestrato del nostro romanzo non mi pare particolarmente incline a un tale ragionamento: niente della sua vita si pacifica all&#8217;interno del romanzo, il caso di omicidio che &#232; chiamato a risolvere &#232; pi&#249; complesso del previsto e trova nella stessa giustizia uno dei suoi peggiori ostacoli. La lettura per&#242; ti appassioner&#224;. <strong>Uno perch&#232; il suo restare una persona irrisolta fa bene al cuore di tutte noi persone eternamente irrisolte.</strong> E due perch&#232; mette in luce un concetto che in questo periodo &#232; pi&#249; attuale che mai: <em>la verit&#224; &#232; una brutta bestia e a volte accettiamo per vero ci&#242; che non lo &#232;, magari perch&#233; &#232; meno scomodo e pi&#249; conveniente della verit&#224; stessa.</em></p><p>Ti saluto con questo pensiero: a volte dovremmo semplicemente vivere e goderci quello che la vita ha in serbo per noi. Le liste riempiono gli spazi, sono rassicuranti, sono una bussola. Magari nel 2026 continuiamo a scriverle, ma con la consapevolezza che nella vita mica possiamo controllare tutto, tanto fa un po&#8217; come le pare.</p><p><strong>Ah, per la prossima volta se ti va leggiamo insieme Le ragazze sono partite, di Giacomo Mameli.</strong></p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Ti ritrovi nei miei vaneggi? Allora iscriviti, commentami, chattami&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Hai più paura della morte o della vita?]]></title><description><![CDATA[Storia di Ettore Manfredini, classe 1922, della sua famiglia, di un mattatoio e di una vita che diventa viva solo sul letto di morte.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/hai-piu-paura-della-morte-o-della</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/hai-piu-paura-della-morte-o-della</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 20 Dec 2025 12:08:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2c93a4b9-9fa7-4762-86ab-15cd1a053c91_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h4><strong>L&#8217;idea della morte ci spaventa</strong>. </h4><p>Lasciare tutto e tutti. E pensare che le persone a cui siamo affezionate continueranno comunque le loro vite. &#200; egoista lo so, per&#242; d&#224; una stizza terribile. Tu che te ne vai e loro, magari a distanza di un po&#8217; di tempo, continuano ad andare a cena fuori, a prendere il caff&#232; al bar, a comprare vestiti nuovi, a viaggiare per il mondo. Speriamo che i nostri cari siano felici, ma ci sentiamo anche terribilmente tristi per questo show must go on, come se in fondo la nostra presenza valga quanto quella di chiunque altro.</p><blockquote><h4><em>Eppure ti sei mai chiesto se ti spaventa di pi&#249; morire o vivere davvero? Leggendo l&#8217;immensa distrazione di Marcello Fois ho pensato proprio a questo.</em></h4></blockquote><p>Ettore Manfredini si trova nel letto di morte che ha gi&#224; 95 anni: potremmo dire che la sua vita se la sia goduta alla grande. E invece, mentre riavvolge il nastro della sua esistenza e rivive tutti gli episodi salienti della sua storia, riesce per la prima volta a collegare i puntini tra le cose, a capire il senso di ogni azione sua e dei suoi famigliari. E si accorge di aver vissuto una vita terribilmente breve.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Ogni tanto scrivo e mi piace condividere i pensieri e sapere come la vedi tu. Se storie come queste ti affascinano, iscriviti al mio canale. </p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><h4>Siamo perennemente distratti, la verit&#224; &#232; questa. </h4><p>Viviamo ogni giorno al 50% delle nostre possibilit&#224;, pensando che arrivare alla fine della giornata senza aver mandato a quel paese i colleghi o senza aver avuto un tracollo nervoso sia gi&#224; un grande traguardo. E forse lo &#232;, nella vita che ci siamo costruiti, in cui tutto &#232; esposto e conta molto di pi&#249; quello che gli altri vedono in noi piuttosto che quello che noi stessi vediamo.</p><p>Ho iniziato a pensare a questo leggendo le pagine di Marcello Fois e ne sono stata contenta, perch&#233; lui ripete spesso che se un libro non ti smuove niente dentro forse &#232; meglio buttarlo. L&#8217;immensa distrazione non merita certamente questa fine, <em>perch&#233; smuove tanto, smuove tutto.</em></p><p>In particolare c&#8217;&#232; un personaggio del romanzo che davvero mi ha intrecciato le budella, che ha riempito i miei pensieri nei viaggi in auto verso l&#8217;ufficio e mi ha fatto venir voglia di parlarne con almeno 3 persone, che di questo libro non sapevano niente. </p><h4>Lei &#232; Enrica ed &#232; una delle 3 figlie del protagonista Ettore Manfredini. </h4><p>Lei &#232; nata per non disturbare, per fare le cose per bene, per essere sempre perfetta. Nessuno si deve preoccupare per lei perch&#233; ci pensa lei a non far succedere niente di male o di sbagliato. Missione: -pensate ai vostri problemi, io cercher&#242; di non darne altri-. Anche il peggiore degli psicologi direbbe che dietro si nasconde un desiderio profondo di approvazione da parte di tutti, ma tralasciamo quest&#8217;analisi.</p><p>Essere la figlia perfetta mi fa pensare alla fatica che ci vuole. A quanta energia si impiega a cercare di compiacere tutti, ad essere accondiscendente in modo che nessuno si arrabbi, ad impegnarsi il doppio in modo che tutti siano soddisfatti del tuo lavoro, a dire solo parole cortesi e diplomatiche in modo nessuno ci possa rimanere male.</p><blockquote><p><em><strong>Ma il punto &#232; che questo modo di vivere ad un certo punto ti fa scomparire nel nulla. Sia perch&#233; ti disintegra, sia perch&#233; la perfezione non ti rende unica, ti rende solo trasparente. </strong></em></p></blockquote><p>E le persone poi ci si abituano e quando vedono una minima sbavatura sono prontissimi a fartelo notare, a puntarti il dito contro se quella volta non sei stato comprensivo, se hai detto una parola di troppo. Quando abitui le persone a non lamentarsi mai di te non accettano i tuoi errori, non accettano che tu possa essere umana. La perfezione &#232; difficile non solo da creare, ma soprattutto, da mantenere. E che palle!</p><h4>E poi arrivi al punto che ti chiedi: ma io chi cavolo sono? </h4><p>Perch&#233; in questo farti andar bene tutto anche tu ad un certo punto non ci capisci pi&#249; niente e non riesci a distinguere le cose che vuoi da quelle che non vuoi.</p><p>Anche Enrica capisce di essere diventata l&#8217;invisibile della famiglia e nel suo atto di ribellione, mi ha intenerito tantissimo.</p><blockquote><p><em>Immagina la scena: &#232; il battesimo del figlio di tuo fratello, unico figlio maschio, primogenito. La tua famiglia &#232; estremamente credente. Tu sei stata prescelta insieme al tuo fidanzato perfetto e di buona famiglia per essere la madrina. Fantastico. &#200; mattina, tutti si stanno agghindando per andare in chiesa. Il vestito pi&#249; bello, il profumo, il rossetto. - Sei pronta? Guarda che stiamo andando!- Si mamma, iniziate ad andare, arrivo anche io!-</em></p></blockquote><p><strong>E invece no, Enrica non si presenta in chiesa. Si ribella a s&#233; stessa prima che agli altri.</strong></p><p>Se ne va tra i campi, tutto il santo giorno. Non le importa nulla delle conseguenze del suo gesto, lei vuole che questa disobbedienza venga notata, vuole che i suoi famigliari le chiedano: &#8220;Che diavolo ti &#232; saltato in testa?&#8221;. Vuole scatenare l&#8217;inferno per poter dire finalmente &#8220;mi sono rotta le scatole di essere quella che non sbaglia mai!&#8221;. Coraggiosa, senza dubbio. Se non fosse che nessuno le chieder&#224; mai cosa le sia passato per la testa. La guarderanno con occhi di disappunto, delusione, ma nessuno si interesser&#224; al suo perch&#233;.</p><p>Ecco, questa parte del romanzo mi ha aperto un mondo. </p><blockquote><p>Il tema &#232; che se noi non decidiamo di vivere fino in fondo e di essere chi diavolo vogliamo essere, non sar&#224; certamente il mondo a preoccuparsene. Siamo noi che dobbiamo accorgerci del mondo e di noi stessi e vivere di conseguenza. E dovremmo smettere di essere cos&#236; tremendamente distratti e iniziare a cogliere il senso delle cose che ci accadono intorno e di quello che noi vogliamo far accadere nel mondo.</p></blockquote><p>A volte siamo talmente presi a filmare la nostra corsa verso chiss&#224; che cosa che non ci rendiamo conto nemmeno di chi o cosa lasciamo indietro, oppure di chi vuole restare indietro e noi ci ostiniamo affinch&#233; corra con noi e alla nostra velocit&#224;.</p><h3>Quasi quasi la morte, vista dalla prospettiva di Marcello Fois, fa meno paura di questa vita in cui tutto ci sfugge, tutto ci appare reale solo quando ci riguarda direttamente mentre il resto rimane lontano e non ci sfiora. </h3><p>Quando prendiamo coscienza di come i puntini siano uniti tra loro, di come il quadro sia davvero composto, &#232; spaventoso. E vuol dire che siamo gi&#224; morti, e che quindi &#232; troppo tardi per farne tesoro. Possiamo solo accettarlo, e cos&#236; sia.</p><p>E tu hai letto l&#8217;Immensa distrazione? Sono curiosa di sapere quali sensazioni ti ha lasciato addosso, se ti ha smosso qualcosa, se ti ha fatto riflettere. Io aspetto le tue parole, sempre.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto fino alla fine. Se ti &#232; piaciuto o ti ha fatto riflettere, iscriviti al canale</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cosa facevi nell’estate dei tuoi 18 anni?]]></title><description><![CDATA[Storia dell'incendio di Curraggia e di un&#8217;estate che ha cambiato per sempre la vita di 15 persone e delle loro famiglie.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/cosa-facevi-nellestate-dei-tuoi-18</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/cosa-facevi-nellestate-dei-tuoi-18</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Wed, 06 Aug 2025 18:16:17 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4cdcab42-fab9-4864-8946-2f07a9dafc73_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha impressionato tantissimo pensare a quello che facevo nella mia estate da appena diciottenne. Avevo deciso di lavorare per poter mettere qualche soldo da parte, da usare per piccoli sfizi durante l&#8217;inverno dell'ultimo anno delle superiori. Lavoravo in un negozietto al centro di Santa Teresa di Gallura, localit&#224; turistica molto in voga in quegli anni. Vendevo abbigliamento casual e sportivo, non avevo giornate libere ma ero felicissima, perch&#233; per la prima volta dormivo e vivevo fuori da casa mia con una delle mie migliori amiche.</p><blockquote><p><em>&#200; stata l&#8217;estate di uno dei miei primi amori, l&#8217;estate delle nottate in discoteca e dei risvegli sconvolti con pochissime ore di sonno.</em></p></blockquote><p>S&#236;, ho un bellissimo ricordo di quelle vacanze. E se ci pensi probabilmente anche tu hai un ricordo simile, spensierato, di quell&#8217;estate o di quelle successive, di quando avevi 20 e poi 25 e 30 anni. L&#8217;et&#224;, insomma, in cui ci definiamo giovani, in cui si fanno &#8220;le cose da giovani&#8221;.</p><h4>Nella storia che sto per raccontarvi, invece, il pensiero felice dell&#8217;estate di un gruppo di ragazzi o di giovani uomini purtroppo si ferma troppo presto. Non arriva nemmeno alla notte di San Lorenzo.</h4><p>Si ferma il 28 luglio, quel maledetto pomeriggio di <strong>gioved&#236; 28 luglio 1983</strong>, a Tempio Pausania, il mio paese.</p><blockquote><p><strong>Antonello ha solo 17 anni e mezzo,</strong> lavora in una fabbrica locale. Da giorni d&#224; una mano per aiutare a spegnere i numerosi incendi che sono esplosi in Sardegna e che sono arrivati fino al nord. </p><p><em>Perch&#233; lo fa? Semplice senso del dovere.</em> </p></blockquote><p>Fa decisamente molto caldo in quei giorni e c&#8217;&#232; un grande problema: <strong>si &#232; sollevato un forte maestrale</strong>, quel vento tenace, vigoroso, che nelle spiagge esposte a ovest fa sollevare le onde e divertire i surfisti. &#200; un vento che pu&#242; dare sollievo dal caldo, ma pu&#242; anche far correre all'impazzata le fiamme di un incendio, senza dare il tempo di mettersi in salvo.</p><blockquote><p><strong>Gigi &#232; un operaio di 24 anni,</strong> una persona sempre allegra, che ama scherzare, il protagonista di cene e feste con gli amici, bello come il sole. </p><p><em>Chiss&#224; quante ragazze ha gi&#224; fatto innamorare.</em> </p><p>Con il suo amico Vanni, un ragazzo ottimista, divertente, generoso, nel primo pomeriggio del 28 luglio prendono il motorino e decidono di arrivare alla collina di Curraggia, per vedere fin dove si sia spinto il fuoco. <strong>Senza sapere che i loro destini, da quel momento in poi, prenderanno due strade completamente diverse.</strong></p></blockquote><p>Nello stesso momento il loro caro amico <strong>Vittorio, 26 anni, compagno di mille avventure, li cerca disperato.</strong> Chiama nelle loro case, dove trova solo i genitori. Anche lui prende il motorino e si avvia verso la collina di Curraggia, certo di trovarli l&#224;. Ma la situazione &#232; insostenibile: diverse persone che lavorano nel corpo Forestale lo invitano a tornare indietro, a desistere, perch&#232; la strada panoramica della collina di Curraggia &#232; diventata impercorribile. Lui fa un tentativo, si fa bagnare per sopportare le altissime temperature. </p><h3>Ma &#232; troppo rischioso: il fumo &#232; densissimo e lui decide di andare via, allontanarsi da quell&#8217;inferno. Questa decisione gli salver&#224; la vita, ma gli peser&#224; sulla coscienza per sempre.</h3><p>In quel preciso momento a <strong>Tempio Pausania regna il caos:</strong> il cielo &#232; avvolto da una coltre di fumo densa e violacea, e sotto questa nuvola uniforme si intravede una distesa di un cupo arancione. Le istituzioni comunali, tramite le emittenti locali, chiedono ai cittadini di accorrere sul posto e dare una mano per spegnere le fiamme, che si stanno pericolosamente avvicinando alle case.</p><blockquote><p><em><strong>Per questo le campane delle chiese suonano di continuo.</strong> <strong>Le sirene delle ambulanze sono un sottofondo ininterrotto.</strong></em> </p><p>Alcune case vengono <strong>evacuate</strong>, proprio l&#224;, vicino alla collina di Curraggia. L&#224; dove la chiamata alle armi ha fatto arrivare tanti volenterosi, ma anche troppi curiosi, che bloccano la strada e bloccano i mezzi di soccorso. </p><p>Nel frattempo in paese la gente inizia a dar <strong>segni di disperazione</strong>: dalle finestre dei palazzi vicini ai distributori di benzina in molti rovesciano bacinelle d&#8217;acqua per paura di uno scoppio; nelle vie iniziano a susseguirsi voci di feriti che riportano nomi non corretti. </p><p><em>La paura si fa palpabile e chi ancora non ha visto tornare il proprio caro a casa ora &#232; preda del panico e del terrore.</em></p></blockquote><h3>Lass&#249;, nella strada panoramica, dove da un lato vedi l&#8217;inizio delle case e da quello opposto una distesa verde che arriva a valle e trova la strada che porta verso Sassari, <em><strong>in pochi minuti si consuma una tragedia difficile da accettare.</strong></em></h3><p>I ragazzi e gli uomini che quel pomeriggio hanno raggiunto Curraggia per dare una mano e mettere in salvo altre persone si trovano improvvisamente circondati dalle fiamme, arrivate su in pochissimi minuti.</p><p>Alcuni, nel tentativo di scappare, restano <em><strong>impigliati nelle linee di filo spinato,</strong></em> che segnano il confine con la strada e che in quel momento sono invisibili a causa del fumo. Altri svengono a causa delle difficolt&#224; a respirare, e si accasciano a terra. Alcuni trovano riparo poco pi&#249; su, oltre la strada, in un cumulo di sabbione sotto il quale cercano protezione, sdraiati per terra.</p><blockquote><p>Al passaggio delle fiamme il suono &#232; quello di <em><strong>urla disperate</strong></em>, le urla di chi sente che &#232; arrivata la sua ora.</p><p><em><strong>Poi, poco dopo, silenzio. </strong></em>Un istante di silenzio, inquietante, funebre, angosciante.</p></blockquote><p>E poi nuovamente sirene, Campagnole che passano veloci a recuperare corpi antropomorfi che giacciono sulla strada, che chiedono aiuto, che addosso non hanno pi&#249; n&#232; vestiti n&#232; pelle, ma brandelli di carne e sangue. E via al pronto soccorso, per i pi&#249; fortunati.</p><h3>Per alcuni il percorso si ferma l&#224;, a Curraggia. </h3><p>I loro corpi sono rimasti immobili, irrigiditi dalle temperature elevatissime, soffocati dal f<em><strong>umo tossico di quella discarica a cielo aperto</strong></em>. Alcuni verranno ritrovati cos&#236;, rannicchiati, in ginocchio o accasciati sul filo spinato, in quella posizione eroica che rappresenta <strong>l&#8217;ultimo estremo tentativo di salvare la propria vita,</strong> dopo aver salvato quella di altre persone.</p><blockquote><p><em><strong>Sono 9 gli uomini che non fanno mai pi&#249; ritorno dalle loro famiglie,</strong></em> lasciando a casa mogli devastate dalla perdita, genitori che porteranno addosso per sempre il nero di quel lutto, figli piccoli che del proprio padre ricorderanno solo lontani fotogrammi, amici che si chiederanno per il resto dei loro giorni perch&#233; il destino sia stato cos&#236; crudele, fratelli e sorelle che torneranno nelle loro camerette trovando un letto sempre vuoto.</p><p><strong>Sono Gigi, Silvestro, Nino, Tonuccio, Claudio, Salvatore, Diego, Mario, Tonino.</strong></p></blockquote><h4>Altri 6 uomini, o per meglio dire &#8220;ragazzi&#8221;, sopravvivono alle fiamme ma si trovano costretti ad attraversare un calvario di cure lungo diversi mesi per riprendersi dalle ustioni gravissime. </h4><blockquote><p>Alcuni perdono le dita delle mani, altri riportano ferite cos&#236; gravi che non si sono mai totalmente rimarginate. Tutti rimangono segnati, traumatizzati per sempre, nel profondo, da quella sfortunata giornata. </p><p><em><strong>Sono Gianni, Giuseppe, Antonello, Mario, Antonello e Vanni, che purtroppo &#232; scomparso diversi anni fa, a causa di un infarto.</strong></em></p></blockquote><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se fino a qui hai apprezzato il racconto, iscriviti al mio canale, per ricevere storie sempre nuove</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><p>Ho trascorso con alcuni dei sopravvissuti e con i loro familiari una giornata molto intensa lo scorso 28 luglio, che loro da pi&#249; di 40 anni dedicano esclusivamente al <em><strong>rituale della memoria, intimo e collettivo al tempo stesso.</strong></em></p><p>Li ho abbracciati, ho parlato con loro, condiviso il pranzo, mi sono messa in silenzio al loro fianco durante il rituale al cimitero, la messa e il corteo verso il monumento dei caduti. Alcuni li ho osservati solo da lontano.</p><p>Ho cercato di comprendere il loro stato d&#8217;animo, ho visto i loro occhi silenziosi ma presenti, sentito la loro voce commossa ma ferma, scrutato le mani intrecciate a quelle dei loro cari. E ho ammirato ogni singola parola, ogni singolo gesto. </p><blockquote><p><em><strong>Mi sono chiesta come siano riusciti a trovare un nuovo senso, una nuova strada, una vita che comprenda il 28 luglio senza esserne travolti.</strong></em></p></blockquote><p>Ho avuto modo di incontrare anche <strong>Salvatore</strong>, che ormai alla causa degli incendi ha dedicato praticamente tutta la sua vita. E che ha accolto il mio lavoro con la stessa commozione di un genitore felice di vedere un figlio che coltiva le sue stesse passioni. Ho salutato <strong>Rino</strong>, che sulla vicenda del 28 luglio ha fatto nascere un romanzo, Qui nel vento e nei silenzi, e che si &#232; prestato alla mia intervista in modo generoso e autentico.</p><p>Lo scorso 28 luglio &#232; stata la sintesi e il prosieguo perfetto di quello che sono stati gli ultimi due mesi, in cui ho chiacchierato a lungo con i sopravvissuti, i loro familiari o i familiari di alcune delle vittime. <em>Ho ascoltato i loro ricordi, cercato di unire i puntini delle loro storie tra passato e presente.</em></p><h4>Ho provato a trasformare ore di registrazioni cariche di emotivit&#224; in un lavoro che potesse donare qualcosa a tutti. Che stimolasse la riflessione, l&#8217;empatia, la comprensione, la vicinanza. </h4><blockquote><p><em>Da tutto questo &#232; nato <strong>Cenere</strong>, un docu-racconto in formato video, che restituisce la storia di diversi uomini che, oltre ad aver perso l&#8217;estate della loro meravigliosa giovinezza, hanno perso anni e decenni di serenit&#224;, tormentati dai ricordi di quel tremendo avvenimento, per il resto dei loro giorni.</em></p></blockquote><p>Cenere &#232; stato realizzato in tempo da record, grazie alla disponibilit&#224; di Gabriele Demuro per grafica e montaggio e al contributo di Michele Mossa, che ha fornito le riprese con il drone. E grazie a tutti coloro che hanno detto s&#236;, nonostante il ricordo di quel maledetto giorno fosse doloroso e lacerante.</p><p><strong>Ti lascio qui in anteprima l&#8217;ultimo episodio della serie Cenere, non ancora pubblicato nei social.</strong> Gli altri li trovi nella pagina Instagram de la rubastorie, ma se non ami i social e hai il desiderio di accedere al video integrale,  scrivimi in privato, te lo condivido con molto piacere.</p><p></p><div class="native-video-embed" data-component-name="VideoPlaceholder" data-attrs="{&quot;mediaUploadId&quot;:&quot;f9aede41-7458-45b2-aec1-888d25c8228c&quot;,&quot;duration&quot;:null}"></div><p></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Non ho mantenuto la promessa]]></title><description><![CDATA[Storie di quotidiani sensi di colpa e di cause giuste e molto ingombranti.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/non-ho-mantenuto-la-promessa</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/non-ho-mantenuto-la-promessa</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 28 Jun 2025 08:23:43 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7dcf2649-cc1d-4d22-8277-c40ea0065989_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h4>Per il mese di giugno ti avevo promesso qualcosa: avremmo parlato di educazione, di insegnanti di scuola e insegnanti nella vita. Ho anche proposto due libri e hai scelto il Diario di una maestrina, che avremmo letto insieme.</h4><blockquote><p><em>E non ho mantenuto la promessa, lo ammetto. E forse, se mi aspettavi, te ne sarai accorto.</em></p></blockquote><p>Ma (che brutto iniziare la frase con un Ma, sa di giustificazione dei tempi delle scuole) nella normale vita delle normali persone a volte <strong>succedono cose che fanno saltare i piani.</strong></p><p>Cose, come questa che ti voglio raccontare, che ti assorbono molto tempo e soprattutto tanti pensieri e per quanto tu cerchi di pensare ad altro niente, loro sono sempre l&#224;, vogliono esserci.</p><h4>Questa cosa non solo ti riguarda, ma la sto facendo per te. E ha a che fare con quello che voglio raccontarti il prossimo mese.</h4><blockquote><p><em><strong>Si tratta di una storia che ha segnato profondamente le vite di tante persone del mio paese, Tempio Pausania</strong>. Una storia che pensavo riguardasse solo chi l&#8217;ha vissuta, e invece man mano che la ricostruisco, mi rendo conto che ha a che fare anche con te, con me, con tutti noi.</em></p></blockquote><p><strong>&#200; una storia dura come il cemento</strong>, che ha visto la morte di diverse persone e il grave ferimento di tante altre. E che ha cambiato la vita di tutti i testimoni, diretti o indiretti della tragedia.</p><p><strong>&#200; una storia scandita dal suono delle campane</strong>, un rintocco funebre che ha guidato, minuto per minuto, le azioni e i pensieri dei suoi sfortunati protagonisti.</p><p><strong>&#200; una storia avvolta da un fumo densissimo</strong> e quasi violaceo, dal cielo invernale di un pomeriggio estivo, dal rosso fuoco di fiamme incandescenti. Una storia silenziosa, rotta dalle urla di chi cercava una via d&#8217;uscita dall&#8217;inferno.</p><p><strong>&#200; una tragedia che si &#232; consumata velocemente</strong>: il tempo, per qualcuno che si trovava al mare in quel momento, di fare un tuffo e un paio di bracciate. Mentre il bagnante si rinfrescava dentro un mare cristallino, in una collina di Tempio diversi malcapitati soffocavano dentro un forno naturale e vedevano svanire in un istante i propri futuri.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se non vuoi perderti la storia di luglio iscriviti al canale</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><p><strong>Ho avuto la fortuna di incontrare nei giorni scorsi proprio alcuni di coloro che quel tragico pomeriggio hanno perso tanto:</strong> un proprio caro, s&#233; stessi, la propria serenit&#224;, l&#8217;aspettativa di una vita felice.</p><blockquote><p><em>E le loro parole, le loro storie, sono entrate nella mia testa, hanno popolato ogni mia riflessione, hanno preso il posto che certamente meritavano di diritto spodestando ogni altro pensiero. E allora ho dovuto stoppare il resto, non c&#8217;era spazio, non era quello il momento giusto.</em></p></blockquote><p>Dato che <strong>questo progetto nasce come uno spazio lento</strong> in cui condividere racconti e riflessioni, ho deciso di assecondare gli eventi. </p><h4><strong>&#200; stato facile non mantenere la promessa?</strong></h4><p>Affatto. Siamo i campioni mondiali di sensi di colpa, quando vogliamo.</p><ul><li><p>Sensi di colpa per il tempo che non riusciamo a dedicare alle persone che amiamo.</p></li><li><p>Sensi di colpa per quello che avremmo voluto dire e non abbiamo avuto la prontezza di dire.</p></li><li><p>Sensi di colpa per tutto quello che dobbiamo fare ogni giorno e che puntualmente lasciamo indietro.</p></li><li><p>Sensi di colpa per le promesse fatte e non mantenute</p></li></ul><p>Eccoci, proprio questo. Una promessa non mantenuta.</p><blockquote><p><em>Poi stamattina, mentre per l&#8217;ennesima volta riprendevo in mano il libro coi pensieri sempre verso la storia di luglio, <strong>ho pensato che la sincerit&#224; paga sempre.</strong></em></p></blockquote><p>Che se un giorno si dice <strong>&#8220;Scusa non ce l&#8217;ho proprio fatta&#8221;</strong> non casca il mondo e anzi l&#8217;altra persona si sente meno sola. Perch&#233; magari aveva lo stesso peso, lo stesso senso di colpa, su altre mille cose non fatte in tempo.</p><p>Ho pensato di <strong>smetterla di essere la prima della classe</strong> e di vivere davvero come se ogni giorno non fosse una corsa verso una meta, ma un tempo prezioso di cui godere e da cui trarre ogni giorno ricchezza e valore.</p><p>Ho pensato che sfidarsi ogni giorno <strong>&#232; stimolante fino a che non diventa sfiancante</strong>. E fino a quando si &#232; capaci di godere dei risultati della sfida. Se diventa solo frustrazione allora non &#232; la strada giusta.</p><h4>Mi piacerebbe sapere se anche tu vivi nel mondo dei sensi di colpa e provi sollievo quando riesci a mollare qualcosa senza sentirti una brutta persona.</h4><p>Che poi, mica le cose si cancellano. Semplicemente si rimandano, al loro momento.</p><blockquote><p><em>Il Diario di una maestrina, ad esempio, e questo &#232; un bel paradosso, viene rimandato a settembre.</em></p></blockquote><p>Pertanto continua a leggerlo, sdraiato sul tuo telo mare oppure nel divano con l&#8217;aria condizionata accesa. Io l&#8217;ho iniziato ed &#232; una lettura molto piacevole.</p><p>E nel frattempo tieniti pronto per la storia di luglio, al solo pensiero di raccontartela ho gi&#224; un bellissimo magone.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tutto quello che avrei voluto imparare (e che ho capito troppo tardi)]]></title><description><![CDATA[Storie di maestre, insegnanti e di persone che avrebbero voluto (e dovuto) essere meno brave]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/tutto-quello-che-avrei-voluto-imparare</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/tutto-quello-che-avrei-voluto-imparare</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Mon, 02 Jun 2025 11:01:58 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6bf74eea-cdf9-450d-829f-240b5544a28b_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Nonna Lina &#232; una donna straordinaria.</strong> Ci penso adesso, mentre la guardo, seduta nella sua poltrona della casa di riposo, il suo soggiorno provvisorio per riprendere la mobilit&#224; di un braccio rotto per un eccesso di zelo. </h4><blockquote><p><em>- Devo spegnere la luce! - ha pensato di notte, sdraiata nel suo letto a ricostruire un presente che non ha pi&#249; contorni precisi e un passato pi&#249; nitido, che per&#242; il tempo le ha portato via. Le scale hanno fatto il resto.</em></p></blockquote><p>Quella luce non si &#232; mai spenta, per&#242;, nei suoi occhi piccoli e attenti. Quando le racconti una storia, una vicenda che lei non conosce e che magari ha un sapore antico, ti osserva estasiata, come se avesse ascoltato la storia pi&#249; bella del mondo. Lei &#232; curiosa, ecco, lo &#232; sempre stata e lo &#232; ancora adesso.</p><p>Sta forse in questo mix di curiosit&#224; e ascolto il segreto della sua capacit&#224; di trasmettere agli altri? S&#236;, potrebbe essere cos&#236;. Per questo lei &#232; stata insegnante, per davvero. <strong>Ed esserlo tra gli anni 50 e 60 non era una passeggiata di salute.</strong></p><blockquote><p>I paesi erano inghiottiti dalla campagna, le strade nascoste dai sassi, l&#8217;educazione non era percepita come qualcosa di necessario: l&#8217;obiettivo era portare qualcosa a tavola e la scuola era una distrazione provvisoria in attesa della vita vera e del lavoro duro.</p></blockquote><p>Nonna Lina, la Maestra Masoni, arrivava con la sua 500 rossa fiammante nelle strade di campagna pi&#249; impervie, portando pane e marmellata per tutti i bambini. Ha insegnato a leggere e scrivere a tanti bambini tra cui Nicola, ipovedente. La sua carenza di vista &#232; stata compensata raddoppiando l&#8217;ascolto delle sue parole, della sua richiesta di attenzione e di considerazione. </p><h4>Quando l&#8217;energia di Nicola superava il massimo consentito, Maestra Masoni lo faceva scorrazzare per un attimo nel corridoio, a fare l&#8217;aereo. Oppure gli faceva usare la pianola per 10 minuti - Te la suono Paradise, Ma&#232;?- In quei suoni e in quei tasti lui ritrovava la serenit&#224; e con lui tutta la classe.</h4><p>Il momento liberatorio e di sfogo non era consentito solo a Nicola, ma a tutta la classe. <strong>Era una specie di rituale mattutino:</strong> entrata in classe la prima cosa che faceva Lina era far fare una preghiera ai bambini, bench&#233; lei non fosse particolarmente credente. E poi partiva l&#8217;urlo di liberazione, per scaricare la tensione prima di iniziare la lezione.</p><blockquote><p>In questi gesti, in quelle iniziative della Maestra Masoni, semplici e rivoluzionarie al tempo stesso, ritrovo delle cose che avrei voluto imparare quando ero ragazza, cose che forse ancora oggi, nelle scuole, si insegnano troppo poco.</p></blockquote><h4>Ad esempio il fatto che non sia necessario eccellere in tutto, ma &#232; bene trovare tra le mille cose che si fanno una propria unicit&#224;. Nicola si ritrovava nella sua pianola, ma noi in cosa ci siamo ritrovati?</h4><p>Ho letto un bellissimo articolo proprio qui, si chiama <strong>Ma tanto tu sei brava, di Succhyny.</strong> E racconta la storia di tutte quelle persone che per anni hanno avuto come ruolo quello di essere brave in tutto. Sulle prime file del saggio di danza, con i voti pi&#249; alti a scuola, quelli che in chiesa leggevano sull&#8217;altare perch&#232; leggevano bene, quelli che cantavano da solisti, quelli che ai colloqui il genitore si sentiva dire &#8220;lei poteva anche non venire, sua figlia &#232; bravissima!&#8221;. </p><p>Per carit&#224;, so soddisfazioni per i genitori, che con sacrificio ti fanno studiare fino all&#8217;universit&#224;. </p><h4>Ma in tutta quell&#8217;energia che ci &#232; voluta per essere sempre brave e impeccabili, se ne avessi spesa anche solo la met&#224; per cercare davvero la mia unicit&#224; oggi probabilmente la mia vita sarebbe diversa.</h4><p>E la tua vita, come sarebbe?</p><blockquote><p>E poi tra l&#8217;altro, un altro effetto collaterale &#232; riuscire ad affrontare <strong>i primi approcci con i fallimenti.</strong> Perch&#232; quelli, anche se sei brava, arrivano prima o poi. E col senno di poi posso dire: benedetti fallimenti, che ti fanno vedere quello che c&#8217;&#232; oltre la patina del &#8220;tanto tu sai fare tutto&#8221;.</p></blockquote><p>Li ricordo ancora, quasi tutti. </p><p>Il pianto dal banco delle elementari per essere andata a scuola senza aver fatto i compiti, perch&#232; mi ero scordata che ci fossero. L&#8217;esame orale della certificazione di francese, ai primi anni delle superiori, quando non avevo compreso nemmeno una parola di quello che l&#8217;esaminatore mi chiedeva e, per la vergogna, avevo pianto per tutto il viaggio di ritorno, nei sedili posteriori dell&#8217;auto dei miei, con il mio compagno Francesco che provava a consolarmi.</p><p>Il concorso a Roma per entrare all&#8217;INPS: rarissimo caso di scritti superati e bocciatura all&#8217;orale (obiettivamente meritata). La tesi di laurea specialistica rimandata indietro 3 volte dal professore, e riscritta tra i ritagli di tempo, mentre lavoravo a tempo pieno.</p><p>Questi sono alcuni significativi momenti dei miei fallimenti. E ripeto: Benedetti fallimenti! Solo quando arrivano ti rendi conto delle reali proporzioni delle cose. Magari capisci che quella strada, in fondo, non ti interessava e poi, grazie a quell&#8217;episodio, &#232; arrivato qualcosa di pi&#249; affine a te. Oppure capisci che devi limare qualcosa, perfezionarla, e la volta dopo vai che una meraviglia. Soprattutto capisci che fallire &#232; necessario, umano, fa parte del percorso, che puoi urlare e anche sbattere la testa contro il muro, ma un fallimento prima o poi arriver&#224;. E allora &#232; meglio accettarlo e farsi una bella risata.</p><h4>Ricordo ancora la sensazione del concorso INPS a Roma: appendevano al muro le liste di chi era passato e chi no. </h4><p>Noi eravamo una trentina di persone, l&#8217;ultimo turno della giornata, stipati in un corridoio, in attesa da molto, troppo tempo. Io ero in piedi da prestissimo, reduce dal viaggio della notte prima. Esausta, frastornata, delusa dall&#8217;orale vergognoso. </p><p>Dopo aver letto il mio nome tra quelli dei non ammessi e dopo le pacche sulla spalla dei colleghi conosciuti poco prima (quelle pacche sono dolorosissime) sono passata dalla delusione per l&#8217;occasione persa, all&#8217;angoscia per il tempo speso (male) a preparare quel concorso (sempre nei ritagli di tempo dal lavoro). </p><h4>Sono uscita da quel corridoio e mi sono seduta su due gradini, all&#8217;ingresso di quello squallido palazzo. Non riuscivo nemmeno a piangere, a disperarmi. Ho fatto un grosso respiro e mi sono sentita stupida. Ho pensato &#8220;che sollievo!&#8221;, in ogni caso quell&#8217;incubo era finito.</h4><p>Ecco, ci sono tante cose che ancora non si insegnano a scuola e che dovrebbero far parte del programma:</p><ol><li><p><strong>Ricorda che non esistono soldi facili,</strong> se vuoi arrivare da qualche parte serve per forza sacrificio. Altrimenti o &#232; fumo negli occhi oppure &#232; una truffa.</p></li><li><p><strong>Impara a capire cosa ti piace</strong> e in cosa sei portato. E vai verso quella direzione, anche se pensi che guadagnerai poco (tanto guadagnerai poco in ogni caso.)</p></li><li><p><strong>Il fallimento fa parte del percorso, quindi impara a conviverci</strong> e non prenderti troppo sul serio (s&#236;, fatti un bel pianto, che anche quello fa sempre bene).</p></li></ol><p>Avresti qualche altro punto da aggiungere al nostro programma scolastico ideale?</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se sei arrivato fin qui non vedo perch&#232; tu non debba avere il coraggio di iscriverti</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><blockquote><p>Tutto questo per dirti che s&#236;, <strong>il libro e la storia del mese di giugno parleranno di educazione, di scuola, di insegnanti e di ricerca della propria strada.</strong></p></blockquote><p>Ho scelto per te due libri che trovo molto interessanti su questi temi:</p><ul><li><p><strong>Padre padrone (1975), di Gavino Ledda</strong>, un grande classico della nostra letteratura, per conoscere uno spaccato della cultura e dell&#8217;educazione nella Sardegna agropastorale degli anni 40-60 dalla prospettiva di chi quegli anni li ha vissuti da bambino e adolescente.</p></li><li><p><strong>Diario di una maestrina (1957), di Maria Giacobbe</strong>, che racconta l&#8217;esperienza autobiografica di insegnamento di una donna (diventata poi una scrittrice e saggista molto prolifica negli anni), nella Barbagia degli anni 40-50.</p></li></ul><p>Cosa vuoi leggere questo mese? io sono pronta a tuffarmi in una di queste letture con te.</p><div class="poll-embed" data-attrs="{&quot;id&quot;:326062}" data-component-name="PollToDOM"></div><p></p><p>Osservo ancora gli occhi di nonna Lina. </p><blockquote><p>La guardo sorridere alle sue vicine di poltrona e chiacchierare allegramente con ognuna di loro. Non ricorda quello che ha mangiato il giorno prima, o quello che ha fatto la mattina stessa, ma nei suoi occhi vedo tutta la tenerezza del mondo nel ricordare Nicola, che fuori da casa sua, la casa della Maestra Masoni, urlava: -<strong>Maledetto il giorno che te ne sei andata!</strong>-</p></blockquote><p>Purtroppo i maestri, come accade anche oggi, vanno e vengono di continuo. Come Tata Lucia, finiscono una missione e ne hanno gi&#224; una nuova che li attende.</p><p>Bistrattati, attaccati da tutti, costantemente sotto la lente di ingrandimento, con le aspettative altissime delle famiglie che si attendono il miracolo educativo. Forse pretendiamo troppo da loro che poi, in fondo, sono frutto anche dell&#8217;educazione che hanno ricevuto da altri maestri e dai loro genitori.</p><h4>Ma diciamoci la verit&#224;: chi non avrebbe voluto avere nel suo percorso di studi, almeno una volta nella vita, la Maestra Masoni, a cui poter dire &#8220;Ma&#232;, te la suono Paradise?&#8221;.</h4><p></p><p>Io sono la rubastorie e, se ti piace poter leggere una newlsetter, una storia, un sondaggio e un libro al mese questo &#232; il posto giusto per te (almeno una volta al mese) e quindi vale la pena iscriverti :)</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Mal di pietre]]></title><description><![CDATA[Storia di una donna, dei suoi mali e delle righe di amori mai vissuti nascoste dentro il suo quaderno segreto.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/mal-di-pietre</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/mal-di-pietre</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 24 May 2025 14:08:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/19dd46ad-7a50-446d-a1c2-c5547e5e953e_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="pullquote"><p>&#8220;Scriveva tutto sul suo quadernetto nero con il bordo rosso e poi lo nascondeva nel cassetto delle cose segrete con le buste dei soldi Vitto Medicine Affitto.&#8221;</p></div><blockquote><p>Mal di pietre racconta la storia di una donna, la nonna della voce narrante, che <strong>rincorrendo il suo sogno d&#8217;amore, tra le righe proibite del suo quaderno nero,</strong> finisce per sposarsi con un buon uomo che purtroppo non amer&#224; mai. E vivr&#224; per sempre nel sospirato ricordo del Reduce, conosciuto durante le cure termali per espellere i suoi calcoli renali. </p><p>A fare da sfondo, la fine della seconda guerra mondiale, in una Sardegna che cerca di rinascere dalle macerie culturali, economiche e sociali.</p></blockquote><p></p><h4>Mi &#232; dispiaciuto terminare il libro di Milena Agus: &#232; uno di quei libri leggeri, dolci, che ti fanno compagnia la sera e quando finiscono &#232; come se qualcuno di famiglia partisse per un viaggio senza fare ritorno. Quando finiscono creano una tenera nostalgia.</h4><p></p><p>All&#8217;inizio pensavo che il libro parlasse d&#8217;amore. E in effetti ne parla, <strong>pi&#249; come assenza che come presenza. </strong></p><p>Questa assenza e distanza dell&#8217;amore la vivono tutti i personaggi: la protagonista lo trasforma nel suo male di vivere; la voce narrante ha vissuto un&#8217;intera vita con il senso di distacco dei genitori (chi preso dall&#8217;amore, chi preso dalla musica); nonna Lia &#232; dovuta fuggire dal suo amore peccaminoso; il marito della protagonista ha perso il suo primo amore sotto i bombardamenti di Cagliari; il Reduce in guerra, oltre alla gamba, perde la fiducia in una moglie che in sua assenza &#232; rimasta incinta di una figlia, che sceglie di considerare come sua.</p><blockquote><p>La sensazione &#232; che non solo la protagonista, ma anche tutti gli altri, in una certa misura, abbiano <strong>quel qualcosa che fa fuggire l&#8217;amore</strong>. E chi in fondo non si &#232; sentito un pochino cos&#236;, <strong>un repellente dell&#8217;amore</strong>, almeno una volta nella sua vita?</p></blockquote><p>Io ricordo che da adolescente mi ero convinta che per la mia estrema timidezza non sarei mai stata capace di fidanzarmi con nessuno. &#8220;Chi vuole stare con una ragazza che parla poco?&#8221; Me lo domandavo spessissimo. Poi ci sono le fasi degli amori andati a male, come le scatolette di tonno lasciate un mese in frigorifero. Anche l&#236; ci si chiede &#8220;Ma cosa ho di sbagliato?&#8221;</p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se quello che leggi ti piace, iscriviti per vedere le prossime storie.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><h4>Ho percepito questo: il costante senso di inadeguatezza che prova la protagonista di fronte ad un amore che nella sua penna &#232; libero, spinto, audace, profondo, presente, mentre nella realt&#224; che vive &#232; distante, silenzioso, assente, respingente.</h4><div class="pullquote"><p>&#8220;Nonna li aveva sempre fatti vergognare, da quella volta in chiesa in cui aveva visto un ragazzino che le piaceva e aveva incominciato a girarsi continuamente verso i banchi dei maschi e a sorridergli e a guardarlo fisso e il ragazzino ridacchiava anche lui&#8221;</p></div><blockquote><p>C&#8217;&#232; un altro tema che mi pare essere fortissimo nella storia: la <strong>diversit&#224;</strong>. La protagonista &#232; la diversa del paese, che scrive di nascosto poesie d&#8217;amore erotiche, vista come la pazza, da internare in un manicomio, nella sezione dei &#8220;Tranquilli&#8221;. La madre tenta addirittura di farle fare un esorcismo, perch&#232; sicuramente qualcosa di anomalo ci dev&#8217;essere in lei. </p></blockquote><p><strong>E lei si sentir&#224; per sempre diversa, una persona che vive sulla luna, la persona da tenere a debita distanza.</strong> Anche dal marito e dal figlio, che camminano sempre distanti da lei, costruendo tra loro una complicit&#224; che lei non avr&#224; mai con nessuno, se non con la nipote e con il Reduce.</p><div class="pullquote"><p>&#8220;diceva cos&#236;, che lei tanto non sarebbe stata una buona madre perch&#232; le mancava la cosa principale e che i suoi figli non nascevano perch&#232; anche a loro mancava quella stessa cosa e quindi si rinchiudeva in quel suo mondo della luna.&#8221;</p></div><p>Ho avuto la sensazione che solo in un certo momento della storia la <strong>protagonista abbia fatto pace con s&#233; stessa e con il mondo</strong>: quando conosce il Reduce durante le cure termali per espellere il suo secondo male, i calcoli renali. In quel momento viene vista per quello che &#232;, riconosciuta nella sua unicit&#224;. L&#224; capisce che esiste una vita e una felicit&#224; anche per lei, che pu&#242; averne diritto, che pu&#242; andarsela a cercare perch&#232; lo merita.</p><h4>Questa<strong> riabilitazione sociale</strong> della protagonista della storia mi ha fatto riflettere tanto. Hai presente quando ti allontani dal paese o dalla citt&#224; in cui hai vissuto per tanto tempo, dalle persone che ti conoscono da una vita, e arrivi in una citt&#224; nuova?</h4><p>Solitamente si acquista una nuova identit&#224; e una nuova consapevolezza di s&#233;. Perch&#232; parliamoci chiaro: a furia di sentirci dire dagli altri che noi siamo o non siamo una certa cosa spesso ce ne convinciamo anche noi. Pensiamo di essere solo quello.</p><blockquote><p>Appena invece ci confrontiamo con un ambiente nuovo, che ci guarda per la prima volta con occhi puliti, liberi da pregiudizi e da cose ascoltate da altre persone, immediatamente <strong>acquisiamo un&#8217;identit&#224; nuova. Siamo esattamente quello che siamo, nella massima espressione del nostro potenziale.</strong></p></blockquote><p>La nostra protagonista questa riabilitazione la vive due volte: quando conosce il Reduce, come gi&#224; detto, ma anche quando si sposta col marito per la loro nuova vita a Cagliari. <strong>Ah Cagliari, &#232; meravigliosa la descrizione che emerge della citt&#224; dalle parole dell&#8217;autrice!</strong></p><p>La sua vita a Cagliari, nonostante lo sfondo della fine della seconda guerra mondiale, tutt&#8217;altro che roseo, diventa improvvisamente luminosissima: un vicinato che affronta i problemi con leggerezza e ironia, scorci sul mare e sui tramonti, cieli azzurri e immensi, terrazzi fioriti e l&#8217;amore per la musica classica sbocciato grazie al Reduce. </p><blockquote><p>&#200; pazzesco come possa essere sufficiente spostarsi dall&#8217;innominato paese di origine per cambiare totalmente la prospettiva su di s&#233;, sugli altri e sulla propria vita.</p></blockquote><h4>Questo libro, in fondo, parla soprattutto di <strong>rinascite</strong>. </h4><p>Quasi tutti i personaggi hanno una storia <strong>di risorgimento o di riscatto sociale.</strong> Un riemergere dal fango della guerra che &#232; tutt&#8217;altro che repentino e passa per fasi torbide, prima di riacquisire la piena luce. Dalle macerie della guerra spuntano case mutilate e ricostruite, figli di altri accolti come propri, rapporti sessuali consumati nelle Case Chiuse, fughe nelle topaie delle grandi citt&#224; con il sogno di diventare borghesi. </p><p><strong>&#200; l&#8217;aspirazione, in fondo, che guida l&#8217;azione, il desiderio che dipinge il reale di bello quando ancora di bello non c&#8217;&#232; proprio niente.</strong></p><blockquote><p>Quasi tutti i personaggi del libro <strong>non hanno un nome,</strong> curioso no? Per questo potremmo essere noi, potresti essere tu, potrebbe essere tua mamma o tua nonna. </p></blockquote><p>Solo nonna Lia ha un nome, per distinguerla dalla Nonna protagonista. E loro due sono molto pi&#249; vicine di quanto non si pensi. Nonostante la rigidit&#224; di Lia, assente nella Nonna, nonostante la prima abbia una smisurata mania del controllo e dell&#8217;igiene, mentre la Nonna incarna il totale disordine, <strong>sono due persone che hanno adattato e plasmato le loro vite per via di un amore mai vissuto. Sono due persone additate dalla societ&#224; del loro piccolo paese di origine che hanno trovato un riscatto nella citt&#224; di Cagliari.</strong> Riscatto s&#236;, riabilitazione certo, ma non la realizzazione del loro sogno. Alla fine hanno dovuto placare la loro inquietudine accettando quello che la vita ha deciso di offrire loro.</p><div class="pullquote"><p>&#8220;Aveva speso tutte le sue forze per convincersi che quella era la migliore vita possibile, e non quell&#8217;altra, di cui la nostalgia e il desiderio le toglievano il respiro&#8221;.</p></div><h4>Questo libro, quindi, &#232; l&#8217;intreccio di tanti mali: il mal di pietre per i calcoli renali &#232; la manifestazione fisica del mal d&#8217;amore e di un disagio sociale per l&#8217;essere considerati diversi e quindi sbagliati. </h4><blockquote><p>Un libro che parla anche di amore che, tra le pietre, cerca di sbocciare, ma che, purtroppo, come dice la protagonista, <em>&#8220;se non vuole arrivare non arriva con il letto e neppure con la gentilezza e le buone azioni&#8221;.</em></p></blockquote><p></p><p>Spero che il libro ti sia piaciuto o che questi appunti sparsi ti facciano venir voglia di leggerlo. Per me &#232; stato piacevole, proprio il genere di lettura che dopo una serata di duro lavoro ti regala quel momento di leggera spensieratezza. E ti d&#224; la sensazione di entrare in una casa, conoscere una famiglia e affezionarti tantissimo a tutti i suoi membri.</p><p>Mi piacerebbe tanto sapere, tra i commenti, la tua impressione sul libro e sui suoi protagonisti: quale personaggio hai amato di pi&#249; e perch&#232;? Ma soprattutto, <strong>sei riuscito a capire quale sia, come dice la protagonista, &#8220;quella cosa che non permette all&#8217;amore di arrivare?&#8221;</strong></p><p>Chiudo riportandoti la mia citazione preferita del libro (tu lasciami la tua, sono certa che ne hai trovate tantissime):</p><div class="pullquote"><p>&#8220;Pap&#224; glielo disse che non era una buona idea, che non bisogna mettere ordine nelle cose, ma assecondare il casino universale e suonarci sopra.&#8221;</p></div><p>Ah, io sono la rubastorie e se questa lettura &#232; stata piacevole consiglia questa pagina anche alle persone che come te amano leggere.</p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto! 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La mia era la radio da ascoltare a tutto volume in cameretta, improvvisando una coreografia. Da accendere in macchina, sperando che gli speaker non perdessero troppo tempo in chiacchiere e dessero spazio al pezzo preferito. La radio, al massimo, delle dediche delle canzoni d&#8217;amore a fidanzate/i o ex fidanzate/i, sperando che proprio in quel momento fossero in ascolto.</p></blockquote><h4><strong>La radio di questa storia &#232; diversa. </strong></h4><h4><strong>Sono passati 80 anni da allora</strong> e il mondo era in preda ad un delirio che oggi non sembra nemmeno poi cos&#236; lontano. Un mondo in cui poter avere un&#8217;informazione libera da filtri, non manovrata dal regime, era un privilegio da costruirsi da soli, con un rischio altissimo.</h4><p>Tutti cercavano di intercettare notizie su ci&#242; che accadeva fuori dalle proprie case. Perch&#233; <strong>tutti volevano sapere cosa stesse realmente succedendo</strong>. Non lo si poteva certo chiedere all&#8217;Eiar (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) o alla stampa, ferocemente controllati e monopolizzati dal regime fascista.</p><p>Nel 1938 un Regio Decreto viet&#242; addirittura di fissare le sintonie sulle stazioni estere, pena l&#8217;arresto e fino a cinque anni di confino. Ma quasi tutti lo facevano: studenti, professionisti, casalinghe, contadini. </p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption"><em>Iscriviti ora al canale per leggere altre storie come questa</em></p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><h4>Si ascoltavano le altre stazioni per necessit&#224;.</h4><p>In questo contesto fa quasi strano che in un paesino della Sardegna di circa 2 mila anime, dedito ad agricoltura e pastorizia, come la maggior parte dei paesi sardi negli anni 40,<strong> sia nata una Radio che ha fatto la storia: Radio Sardegna.</strong></p><h3><strong>Dove si &#232; fatta la storia</strong></h3><p>Parlo di Bortigali, un piccolo centro del Marghine, protetto dal Monte Santu Padre e vicino a Macomer, crocevia strategico per i trasporti ferroviari.</p><blockquote><p>Dopo che gli alleati bombardarono e distrussero Cagliari, in molti furono costretti a trasferirsi nei paesini dell'interno. <strong>L&#8217;8 settembre 1943 e la successiva fuga dei tedeschi dall&#8217;isola avevano lasciato la Sardegna pi&#249; isolata che mai:</strong> dalla penisola non arrivavano pi&#249; le merci necessarie alla sopravvivenza della popolazione ed occorreva inoltre provvedere ai 200 000 soldati rimasti bloccati. Il nemico da fronteggiare era la fame.</p></blockquote><p>Il Comando supremo delle Forze armate della Sardegna, diretto a quel tempo dal generale Antonio Basso, aveva bisogno di un luogo lontano dai bombardamenti.</p><p>Venne scelto Bortigali e da quel momento, <strong>il silenzio del paese fu sostituito dal rumore di ufficiali, soldati, carabinieri, auto e motociclette d'ordinanza che marciavano lungo la via centrale.</strong></p><h3><strong>C&#8217;&#232; un fatto, da non trascurare, che ha creato le condizioni per la nostra storia</strong></h3><p>S&#236;, c&#8217;&#232; un fatto, che ha condizionato indirettamente la nascita di Radio Sardegna.</p><p>Parlo di quando, a Casablanca, si riunirono gli Stati Maggiori degli alleati con lo scopo di <strong>decidere da dove cominciare l'invasione/liberazione dell'Europa</strong> (e contemporaneamente preparare lo sbarco in Normandia).</p><h4><strong>Partiamo dalla Sardegna o dalla Sicilia?</strong> Solo il generale Eisenhower propendeva per la prima. Abbandonata l&#8217;idea di partire dalla Sardegna, si volle comunque far credere che lo sbarco sarebbe avvenuto dall&#8217;isola.</h4><p>Per questo si mise in scena <strong>l&#8217;Operazione Carne tritata:</strong> si fece trovare il cadavere di un ufficiale del servizio segreto inglese<sup> </sup>presso le coste spagnole, con legata al polso una borsa contenente i falsi piani dell'imminente invasione della Sardegna.</p><blockquote><p><strong>&#200; questo fatto il nostro incastro perfetto: </strong>i Comandi italo-tedeschi, per rafforzare le difese dell'isola, trasferirono da Roma<strong> la radio R6 1942 onde corte,</strong> a quel tempo la pi&#249; potente radiomobile d'Europa, che fu posizionata prima nel paesino di Lei, a circa 10 km da Bortigali.</p></blockquote><h4>Dopo l'8 settembre 1943, dopo la cacciata dei tedeschi, la radio R6 viene portata in un oliveto alla periferia di Bortigali.</h4><h3><strong>Ok, tutto bellissimo, ma questa radio cosa doveva comunicare e a chi?</strong></h3><p>Doveva essere una radio con compiti precisi e modesti:</p><ol><li><p>dare ai sardi, provati dalla guerra, le <strong>notizie utili alla ripresa</strong> della vita economico sociale;</p></li></ol><ol><li><p><strong>comunicare ai parenti del continente</strong> che i loro cari militari, mobilitati in Sardegna, erano vivi e presto sarebbero tornati a casa.</p></li></ol><blockquote><p>Tieni conto che dopo l&#8217;armistizio il controllo della radio era in mano <strong>al PWB, il Psychological Warfare Branch ("Divisione per la guerra psicologica").</strong> Uno strumento per la cura psicologica delle persone post guerra? Ho pensato io. Macch&#233;.</p></blockquote><p>Si tratta di un organismo del governo militare anglo-americano, incaricato di <strong>controllare i mezzi di comunicazione di massa italiani,</strong> sottraendoli al rigidissimo controllo di censura e propaganda attuato fino ad allora dal regime fascista.</p><h4><strong>Radio Sardegna, in ogni caso, fece molto, molto di pi&#249; dei due compitini previsti.</strong></h4><p>Divenne una vera radio, cos&#236; libera da essere definita <strong>Radio Brada,</strong> dove sei ufficiali-giornalisti parlavano da una grotta, invasa dalle cavallette,<strong> di democrazia e di libert&#224;</strong>, mentre in tante parti d&#8217;Italia ancora si combatteva contro un regime allo stremo ma sempre minaccioso.</p><p><strong>L&#8217;Isola aveva finalmente la sua &#8220;voce&#8221;.</strong></p><h3><strong>Quindi, che radio sia!</strong></h3><p>Per poterla costruire ci furono giorni, settimane e mesi di lavoro, cariche di dinamite per aprire un varco, creare spazi dentro un bunker che potesse ospitare e allo stesso tempo proteggere persone, civili e militari.</p><p><strong>Non immaginiamoci una radio come un apparecchio piccolo. La radio R6 1942 onde corte aveva le dimensioni quasi di un pullman </strong>e necessitava di un equipaggio di diverse persone (tra marconisti e specialisti vari) per poter funzionare.</p><blockquote><h4><strong>Dopo giornate e infinite ore di prove, sabato 3 ottobre 1943, alle ore 13.15, dopo l&#8217;inaspettata nevicata della notte prima, Radio Sardegna inizia ufficialmente le sue trasmissioni. </strong></h4><p><strong>Lo stesso quotidiano sassarese &#8220;L'Isola&#8221; in quella giornata scriveva: &#171;</strong><em><strong>Oggi inizia l'attivit&#224; la nuova stazione Radio Sardegna.</strong></em><strong>&#187;</strong></p><p><em>&#8220;La grotta, la catacomba sotto il monte di Cristo era diventata la nostra redazione ma anche la nostra casa&#187;. Questa la testimonianza di uno dei fondatori della radio.</em></p></blockquote><p><strong>Ma non immaginate una trasmissione radio nitida: il segnale inizi&#242; ad essere chiaro solo intorno al 10 ottobre, dopo aggiustamenti vari e infiniti tentativi.</strong></p><h3><strong>Cosa si sentiva quando ci si sintonizzava su Radio Sardegna?</strong></h3><p>In quella prima trasmissione del 3 ottobre tutta Radio Sardegna consisteva in tre notiziari di un quarto d&#8217;ora l&#8217;uno, alle 13.15, alle 17.15 e alle 22.</p><p>Ma gi&#224; a partire dal 17 ottobre ai notiziari si affiancano il programma <strong>&#8220;Notizie a casa&#8221;</strong>, che rappresentava l&#8217;essenza stessa dell&#8217;esistenza dell&#8217;emittente. </p><blockquote><p>I tempi erano infatti terribili. I cannoni avevano cessato di sparare, le sirene non suonavano pi&#249; ma si sentono i morsi della fame, e si vuole ricominciare a vivere. <strong>Le madri chiedevano notizie dei loro ragazzi dispersi sui vari fronti.</strong> A Radio Sardegna c'era un continuo via vai di donne che mostravano le foto dei figli mandati in Russia e in Africa, dei quali non avevano notizie da anni ormai.</p></blockquote><p>Col passare delle settimane si aggiunsero anche finestre di <strong>&#8220;musica riprodotta&#8221;</strong>, frutto d&#8217;una affannosa ricerca di dischi a 75 giri (spesso pi&#249; fruscii con musica che musica vera a propria) fra i militari e tra la stessa gente di Bortigali.</p><h4>Questa era la nuova voce della Sardegna libera: un mix di notizie, canzoni, informazioni sulle famiglie divise dal conflitto, conversazioni politiche e culturali.</h4><h3><strong>Ok per&#242; arriviamo al dunque, quand&#8217;&#232; che si &#232; fatta la storia?</strong></h3><p>Si eccomi, ci arrivo.</p><h4>Era il 7 maggio del 1945, 80 anni fa tondi tondi. Erano le 14, 14.15 di quella giornata di tarda primavera.</h4><p>Uno degli attivissimi marconisti di Radio Sardegna addetto al servizio di <strong>intercettazioni (Quintino Ralli) capt&#242; una trasmissione in chiaro del comando della Wehrmacht:</strong> non era mai accaduto prima, perch&#233; tutte le trasmissioni fino a quel momento erano cifrate. Secondo una seconda versione si narra invece che Ralli intercett&#242; <strong>un messaggio di Radio Algeri dal quale aveva intuito che cosa stava succedendo.</strong></p><blockquote><p>Ad ogni modo l&#8217;intercettazione ci fu, e molto chiara. Ralli pass&#242; il messaggio al direttore della radio, <strong>Amerigo Gomez. Lui senza esitare un attimo corse nella cabina di trasmissione, strapp&#242; il microfono all&#8217;annunciatore Muroni e grid&#242;: &#171;Vi diamo una grande notizia. I tedeschi si sono arresi, la guerra &#232; finita&#187;.</strong></p></blockquote><div class="pullquote"><p><strong>&#171;La guerra &#232; finita, la guerra &#232; finita, a voi che ci ascoltate la guerra &#232; finita!&#187;. Lo ripeterono pi&#249; e pi&#249; volte &#8211; con voce rotta dall&#8217;emozione.</strong></p></div><p><strong>La notizia era grande e straordinaria, soprattutto perch&#233; quell&#8217;annuncio non era stato ancora diramato da nessun&#8217;altra radio. </strong>La stessa Radio Londra dar&#224; la notizia pi&#249; di venti minuti dopo.</p><p>Insomma, una delle notizie pi&#249; importanti di tutto il XX secolo fu diramata da una piccola radio regionale.</p><p>Ma non vi ho precisato una cosa: nel frattempo non siamo pi&#249; a Bortigali, siamo a Cagliari.</p><h3><strong>Perch&#232; Radio Sardegna venne trasferita?</strong></h3><p>Una volta avviato il processo di liberazione della Sardegna si pensava a ricostruire ogni tassello della vita di tutti i giorni: economico, politico, sociale e culturale.</p><blockquote><p>Bortigali aveva ahim&#233; una posizione troppo marginale rispetto alla ripresa della vita in tali ambiti. <strong>Cagliari invece stava tornando lentamente alla vita</strong> e non &#232; strano pensare che il trasferimento di Radio Sardegna a Cagliari, nel gennaio del 1944, fu uno dei tanti segnali della volont&#224; di ripresa della citt&#224;.</p></blockquote><p><strong>All&#8217;inizio le apparecchiature furono sistemate in tre grotte del quartiere di Is Mirrionis (gi&#224; degradato anche prima dei bombardamenti, periferia piena della citt&#224;) che erano servite come rifugio antiaereo.</strong></p><p><strong>Poi il "carrozzone" di Bortigali fu parcheggiato nella vicina piazza d&#8217;Armi, in un malandato edificio popolare a due piani che fu chiamato &#8220;Il casermone&#8221;.</strong> Furono sistemati gli alloggi dei militari a servizio della Radio (redattori e soprattutto tecnici, che occupavano il pianoterra) e gli studi, al piano superiore.</p><p>Tra la fine dell'inverno e la primavera del 1944 Radio Sardegna assume quella fisionomia che manterr&#224; fin oltre la fine della guerra.</p><h3><strong>Cosa ne &#232; stato delle gesta di Radio Sardegna?</strong></h3><h4>Quel momento di gloria pass&#242; assolutamente inosservato. </h4><p><strong>Nessun giornale, il giorno dopo, l&#8217;8 maggio 1945, raccont&#242; il primato di Radio Sardegna,</strong> neppure i giornali sardi, &#8220;L&#8217;Isola&#8221; di Sassari e &#8220;L&#8217;Unione Sarda&#8221; di Cagliari. Quella notizia sicuramente sentita in tutta Italia e in molti paesi d&#8217;Europa, per quasi quarant&#8217;anni non &#232; stata attribuita ai veri artefici e quella &#8220;giornata di gloria&#8221; &#232; stata dimenticata.</p><blockquote><p><strong>Fu Francesco Cossiga, allora presidente del Senato, a raccontare per la prima volta in pubblico lo scoop di Radio Sardegna e del suo primato.</strong> Era l&#8217;ottobre del 1983. A Bortigali si festeggiavano i quarant&#8217;anni di Radio Sardegna. Il discorso di Cossiga fu accolto con scetticismo dagli storici ma come un atto di riparazione, quasi di riabilitazione, da parte dei pochi superstiti della &#8220;Radio brada&#8221;.</p></blockquote><h4>Questo racconto &#232; per tutti gli eroi dimenticati della storia, silenziosi ma determinanti. Che senza aspettarsi una medaglia sono stati capaci di cambiare la vita di tante, tantissime persone. Semplicemente credendo in un ideale, semplicemente pensando di mettere a servizio della collettivit&#224; la loro semplice voce.</h4><p></p><p>Ah s&#236;, io sono la rubastorie, recupero qua e l&#224; ritagli di storie della Sardegna.  Ti &#232; piaciuta questa storia? Dimmelo nei commenti, soffro di solitudine :)</p><p></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.larubastorie.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il potere delle storie semplici]]></title><description><![CDATA[Quando la ricerca della perfezione blocca e occorre fare un passo indietro, per ritrovare l&#8217;essenza di quello che siamo e riprendere la strada.]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/il-potere-delle-storie-semplici</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/il-potere-delle-storie-semplici</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 03 May 2025 10:45:44 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8d5d5803-40a6-42d2-acfb-5d9b51e06f1a_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Ciao, io sono la rubastorie e amo andare alla ricerca di storie della Sardegna che si sono perse, ingiallite o che semplicemente nessuno ha notato&#8221;.<code> </code></p></blockquote><p>Questa potrebbe essere la sintesi del mio progetto e potrebbe anche bastare cos&#236;, le biografie troppo lunghe annoiano.</p><h4>Ma se leggi questa newsletter &#232; perch&#233; voglio fare un passo in pi&#249; verso di te, che hai deciso di seguirmi anche qui, praticamente alla cieca.</h4><p>Per poter iniziare questo nuovo viaggio ho bisogno di <strong>spezzare quella barriera</strong> che spesso divide chi pubblica sui social da chi legge. Spezzare quella sorta di velo messo sopra le vite di coloro che si espongono sui social, ma, in fondo, <strong>non si mostrano mai davvero</strong>.</p><h3>Gli spoiler</h3><p>Visto che questa newsletter sar&#224; incentrata sugli spoiler, partiamo con il primo: </p><blockquote><p><em>&#8220;sono una ragazza (quasi ragazza, ok &#128077; ) che vive una vita come tante: mi sveglio molto presto, lavoro per buona parte della giornata tra Tempio e Sassari, corro tra supermercato e pulizie di casa e raccolgo briciole di tempo per le persone e le cose che amo.&#8221;</em></p></blockquote><p>La mia vita, come la tua, &#232; fatta di <strong>continui compromessi</strong> tra il tempo da dedicare a quello che vorrei fare (desideri, sogni, bisogni, scegli tu come chiamarli) e quello che invece &#232; gi&#224; destinato ad altro (doveri, necessit&#224;, richieste dagli altri). </p><h4>Se lo dovessi dire in percentuale, nelle ore di luce dedico un 80% ai doveri e 20% ai piaceri. Ti ci ritrovi?</h4><p>Che ne dici se riuscissimo ad utilizzare questo nuovo spazio per <strong>creare e preservare dei piccoli momenti di libert&#224;</strong> e scambiarci pensieri sulle passioni che abbiamo in comune?</p><blockquote><p><em>Le mie passioni le avrai intuite: la scrittura, la lettura, la Sardegna e le storie. E grazie a <strong>Storie Senza Fretta</strong>, questo &#232; il nome di questo spazio, vorrei parlarti esattamente di tutto questo e di come si intreccia con la mia vita.</em></p></blockquote><p>Vorrei per&#242; che fosse un dialogo aperto e costante con te. Voglio sapere cosa fai, cosa leggi, cosa ami, scrivimi ogni volta che vuoi. E prendiamoci un momento al mese, questo, in cui non si guarda l&#8217;orologio e in cui non si pensa ai doveri che a volte ci soffocano.</p><h4>Questo &#232; uno spazio tutto nostro. E soprattutto uno spazio semplice, con poche sovrastrutture, dove tornare all&#8217;essenziale.</h4><p></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.larubastorie.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p><p>S&#236;, proprio l&#8217;essenziale. Hai notato quante volte ci blocchiamo nei nostri progetti pensando di non essere abbastanza capaci, abbastanza adatti, di non essere tagliati per quella cosa l&#236;, di non produrre niente che sia all&#8217;altezza delle aspettative altrui? Beh, ho deciso di dire basta e qui lo urlo ad alta voce: </p><blockquote><p><em><strong>&#8220;accettiamo le imperfezioni dei nostri progetti, non sono freni ma passarelle per arrivare dall&#8217;altra parte della strada.&#8221;</strong></em></p></blockquote><p>Ho passato mesi in silenzio a cercare di capire cosa potessi fare di pi&#249; o di meglio per la pagina, a pensare a nuove strade, nuove idee. E sono andata a fondo, sempre pi&#249; a fondo.</p><h4>Alla fine ho capito che non importa il come, che devo solo farlo. </h4><p>Che raccontare la Sardegna &#232; un modo per riprendere contatto con le mie radici pi&#249; profonde: me l&#8217;ha insegnato <strong>Costantino Nivola</strong>, che ha portato la sua arte dalla povert&#224; estrema di Orani fino alla scintillante New York; me l&#8217;ha sussurrato <strong>Francesca Sanna Sulis</strong>, che aveva a cuore la propria emancipazione e per questo ha permesso che anche altre donne potessero accedervi; me l&#8217;hanno trasmesso le rivolte di <strong>Buggerru, Pratobello, Su Connottu,</strong> che ricordano che quando ti viene toccato qualcosa di caro non puoi stare in silenzio, ma devi scendere in strada, anche se hai solo la tua voce come arma.</p><blockquote><p><em>Le storie, in fondo, specialmente quelle che funzionano e che ti restano dentro, hanno sempre dei <strong>messaggi molto semplici ed essenziali.</strong> Hanno alla base pochi concetti, che siano chiari, e sono accomunate da alcuni elementi: continui tentativi, costanti prove, frequenti fallimenti e qualche breve attimo di luce e speranza.</em></p></blockquote><h4>E quindi, che semplicit&#224; sia, sempre.</h4><p>A proposito di cose semplici, partiamo da quello che ti ho promesso: <strong>il sondaggio per il libro del mese.</strong></p><p>Ho pensato che ogni mese possiamo leggere insieme un libro di un autore sardo. Ti va? </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/p/il-potere-delle-storie-semplici/comments&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Lascia un commento&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.larubastorie.it/p/il-potere-delle-storie-semplici/comments"><span>Lascia un commento</span></a></p><p>Lo so che a casa ne hai tantissimi e spero di pescare anche tra quelli. La cosa importante &#232; che il libro sia scelto da te, cos&#236; sar&#242; certa che ti piace davvero. </p><h4>Ah si, visto che mi piace dare un nome a tutto, chiamer&#242; questo spazio Niente da leggere.</h4><p>Perch&#232; in fondo siamo tutti afflitti <strong>dall&#8217;acquisto ossessivo compulsivo di libri</strong>, anche quando le nostre librerie ne sono piene. E questa &#232; la giustificazione che ci diamo, come per i vestiti.</p><p>Per questo mese il tema &#232; molto attuale e ho quasi paura a pronunciare questa parola: <strong>la guerra.</strong> Ne parliamo per&#242; per far emergere il sentimento di <strong>resistenza, di coraggio e di affermazione della propria libert&#224;</strong> che si accende negli animi di coloro che di abbattersi non ne vogliono sapere. Di coloro che resistono e insistono sempre, nonostante tutto.</p><p>Anche grazie al suggerimento di un caro amico libraio oggi vi propongo due titoli:</p><ul><li><p><strong>Quelli dalle labbra bianche, di Francesco Masala: </strong>ha come sfondo la Seconda Guerra Mondiale, fotografata sul fronte russo dalla memoria del suo protagonista.</p></li><li><p><strong>Mal di Pietre, di Michela Agus</strong>: qui il secondo conflitto mondiale si intreccia con i desideri e le aspirazioni amorose della sua protagonista.</p></li></ul><p>Non ti scrivo molto altro sui due libri: uno perch&#232; non li ho letti, e due perch&#232; voglio lasciare a te la libert&#224; di scelta e di ricerca.</p><div class="poll-embed" data-attrs="{&quot;id&quot;:312314}" data-component-name="PollToDOM"></div><p><strong>Lascer&#242; attivo il sondaggio per 3 giorni. Dopodich&#233; sar&#224; il momento di svelare il libro vincitore e ci troveremo il 24 maggio a parlarne insieme. Ti piace il programma?</strong></p><h3>Ultimo spoiler </h3><p>La Seconda Guerra Mondiale sar&#224; l&#8217;ambientazione della prossima storia, che uscir&#224; il 7 maggio. E che s&#236;, pubblicher&#242; prima qui e poi nei social, come bonus per aver deciso di iscriverti al canale.</p><blockquote><p><em>La storia parla di come anche <strong>i piccoli e gli ultimi del mondo possono fare la differenza</strong> e di quanto conti la passione e la determinazione dei singoli per creare dei piccoli miracoli.</em></p></blockquote><div><hr></div><p>Ah, un&#8217;ultima cosa. Mi piace l&#8217;idea di dirti cosa sto leggendo e vorrei sapere quali libri hai anche tu tra le mani. In questo periodo, complice anche <strong>il corso di scrittura/ lettura della scuola Fenysia,</strong> <strong>con la guida sapiente di Marcello Fois</strong>, ho preso in mano tanti piccoli capolavori:</p><ul><li><p><strong>Casa d&#8217;altri, Silvio D&#8217;Arzo</strong>: nel suo essere molto asciutto l&#8217;ho trovato ricchissimo e molto potente. Consigliatissimo.</p></li><li><p><strong>Una storia semplice, Leonardo Sciascia</strong>: un giallo geniale, nella sua essenzialit&#224;.</p></li><li><p><strong>La Passeggiata, Robert Walser:</strong> lo devo terminare e devo ancora comprenderlo, vi far&#242; sapere.</p></li><li><p><strong>Su Connottu, Romano Ruju:</strong> &#232; stato utilissimo per raccontarvi la storia di Torramos a Su Connottu. Una piacevole lettura anche per chi come me non &#232; abituato alle opere teatrali.</p></li></ul><p>E tu quali letture vorresti consigliarmi?</p><p></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/p/il-potere-delle-storie-semplici/comments&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Lascia un commento&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.larubastorie.it/p/il-potere-delle-storie-semplici/comments"><span>Lascia un commento</span></a></p><p></p><p>Direi che ho detto tutto, forse anche troppo. Grazie per essere arrivato fino in fondo, ci leggiamo tra pochissimi giorni &#128578;</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Torramos a su connottu]]></title><description><![CDATA[Storia di una delle pi&#249; coraggiose rivolte del popolo nella citt&#224; di Nuoro]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/torramos-a-su-connottu</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/torramos-a-su-connottu</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 26 Apr 2025 05:13:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/df8656de-44c3-4001-8b48-30bf3893b003_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Cosa faresti se un giorno ti levassero la cosa a te pi&#249; cara in assoluto, da cui dipende la tua vita e anche quella dei tuoi cari? <br><br>Il tema della terra &#232; un tema attualissimo: in fondo &#232; grazie ad essa se ci sentiamo appartenere ad un luogo. E se un giorno la terra che hai lavorato con il tuo sudore, dall&#8217;alba fin dopo il tramonto, ti venisse sottratta, tu cosa faresti? Quella terra per cui sfidi piogge, caldo torrido, cavallette e gelate. Che coltivi, che calpesti con amore, che curi, che tieni ordinata. Oggi &#232; tua e domani non pi&#249;.<br><br>Ecco, &#232; in questo profondo attaccamento alla terra che nasce il seme della rivolta, nell&#8217;idea che un popolo senza una terra non possiede pi&#249; niente, se non i propri ideali. Quelli per cui vale la pena sacrificarsi, anche a costo della propria vita.<br><br>Era da tempo che volevo raccontare questa storia e s&#236;, lo so, sono sparita da mesi: avevo bisogno di ricaricare le batterie. Ma mi sono mancate le storie, mi &#232; mancato raccontarle. E questa per me sta in cima alla lista delle storie da conoscere, ricordare e tramandare.<br><br>Per raccontarla ho deciso di riportare anche qualche passo del testo Su Connottu di Romano Ruju, una bellissima trasposizione teatrale della rivolta passata alla storia come la Rivolta de su Connottu, che rende perfettamente l&#8217;idea di cosa accadde a Nuoro quel lontano 26 aprile del 1868.</p><p>Come sempre la storia &#232; nella Gallery.<br><br>Buona lettura<br><br></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/309103d9-199d-4ff4-893a-aa6a1fbf5e7f_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/19c0b487-dbb2-4ffa-8090-3d5a955c5bd0_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b60e43ba-8c1b-40fd-91d0-7c8271a907b3_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/73ce2eb7-092c-428f-a9f3-be7aab143756_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3bdd8b1a-105e-434a-a389-1c6636b03e6d_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7ddb3583-e945-49f7-87e5-09810c5ee16d_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1705aee2-4ad5-4d85-b322-68bd67148a53_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/98d0c604-4687-42c2-a8e4-26f7c5150ea2_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9aa7dc9c-6649-4e92-abac-90e7628b478f_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/87160f63-3ea0-4ae6-bcf8-01aa0cd4851e_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5a1ae9d3-7d72-4066-8a4c-7fa2c4026bc2_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/38caa46b-6292-411d-b5e4-15ec665df233_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f0ce8eb8-d536-4e1b-81bd-995e701be3e7_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f1e808e4-2c34-40bf-a367-da957e488acb_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d9aff362-ab70-48bb-8e08-8ae7a8d6ae8d_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1014812d-fd2d-4b36-b8ee-47416e1a7910_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/96ea266f-2449-40f7-adde-d214dbc489b4_1456x964.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[My name is Tino]]></title><description><![CDATA[Storia di un artista visionario, che ha portato il suo genio dalla Sardegna a New York]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/my-name-is-tino</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/my-name-is-tino</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 11 Jan 2025 14:22:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/60e1e839-84ca-4dd5-ace8-a36614c8617f_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci si imbatte nella storia di un personaggio come Tino, o se preferite Antine, &#232; difficile trovare le parole giuste per raccontarla. Una vita ricchissima di significati, di immagini, di istantanee da catalogare. Alla fine ho pensato di tirar fuori alcune diapositive, per far emergere quello che pi&#249; ho amato di questo personaggio e che si pu&#242; sintetizzare in una sola parola: condivisione.<br><br>La sua arte, fatta di pittura, scultura, architettura, design, nasce da una profonda ricerca e da un intenso contatto con la materia che le sue mani plasmano. Ma non &#232; mai un&#8217;arte fine a s&#233; stessa, perch&#233; si propone uno scopo che sta pi&#249; in alto di tutto: essere uno strumento per rafforzare i legami profondi che compongono la comunit&#224;.<br><br>Tino non amava i luoghi affollati e avrebbe odiato l&#8217;estrema voracit&#224; con cui adesso le persone divorano l&#8217;arte, i luoghi, il cibo, senza coglierne l&#8217;essenza e il valore. Avrebbe odiato la contaminazione di queste mani sporche che vogliono solo toccare, prendere, senza mai lasciare niente agli altri. Avrebbe considerato insopportabile la distanza umana che la tecnologia non ha colmato, ma accresciuto.<br><br>E in questa visione dell&#8217;arte come uno strumento da vivere e condividere nella comunit&#224; non &#232; stato da solo, ma ha trovato una degna sostenitrice e promotrice in Sardegna, di cui cui vi parler&#242; pi&#249; avanti.<br><br>Per il momento vi lascio a questi flash sulla incredibile vita di Costantino Nivola.</p><p>La storia &#232; nella galleria</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8e49041d-b471-4089-a8a0-13bb07dd2357_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/77cf6ca3-c677-4a07-89a1-f7156f64612c_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/74b0704c-294b-4966-a6d2-538b29267192_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3429be61-a9af-42ea-9c3c-08bb0bf5f7c6_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0a13e211-1eef-4b09-b6c2-d66fe98bb108_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b679333d-6907-4aee-a69f-310952341475_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cffadf11-4d36-462f-8dae-27f48dcfde3c_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f07f3754-6568-4190-9eae-acc60d76eacd_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30904dfb-1b52-4784-b233-2b479dffcf0b_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6323f771-df7c-45e1-a3d2-e9331857c946_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.larubastorie.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto la rubastorie! Iscriviti gratuitamente per ricevere la mia newsletter Storie Senza Fretta.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'eccidio di Buggerru]]></title><description><![CDATA[Storia della leggendaria ribellione dei minatori sardi]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/leccidio-di-buggerru</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/leccidio-di-buggerru</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Wed, 04 Sep 2024 08:32:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fab9ae8a-eb2a-4f04-b489-c54ba4d1da6e_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Sono trascorsi 120 anni da quella giornata, passata alla storia come l'eccidio di Buggerru.<br><br><em>Sebastiano Satta la riassume con questi versi:<br>Sardegna! Dolce madre taciturna<br>Non mai sangue pi&#249; puro<br>E innocente di questo ti bruci&#242;</em><br><br>Penso che sia la sintesi perfetta, quella di <strong>una madre che piange i suoi figli</strong>, vittime innocenti di anni di sfruttamento, soprusi, angherie. Testimoni impotenti di altre morti e di altri figli pianti da madri vestite a lutto.<br><br>Tra le tante storie c'&#232; quella di Giovanni Pilloni di Tramatza. <strong>Lui per quella miniera &#232; morto, lui per i suoi compagni si &#232; battuto.</strong> Lui &#232; caduto sul campo di battaglia come un soldato. Ma non ha ricevuto nessuna medaglia, nessun riconoscimento. Il suo nome non compare nemmeno nella lapide commemorativa dell'eccidio di Buggerru.<br><br>E quindi la madre Sardegna piange anche questi figli: dimenticati, rinnegati, senza traccia nella memoria dei vivi.<br>Li piange tutti, anche oggi, nessuno escluso.</p><p>La storia completa &#232; nella Gallery, buona lettura</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0c4f8594-f254-4a71-994b-5150368d01a6_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/00cc87f7-3f5a-49ef-9e92-175ee143b7b4_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d9167771-f2d8-4830-997f-5dc094777166_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dd7a4069-bc6b-4834-bf8e-1c8c8f6f393f_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ce6948d7-11ca-40ac-ab4f-b36e6085b47d_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/54b2bf2a-ea66-42ea-bffb-182798457192_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/54d2db2e-9a2e-4cff-ba2a-11f64c0ab73e_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ad1a07bd-5f63-48cd-8c14-732c3d0609d7_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/30e12d93-abb2-4dfa-ac19-db2c73c78b7c_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ba2aa50e-4b92-4d13-9e7a-4cc69ffd61b3_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/44a2c83a-fed9-4dc4-808a-c12b071b9731_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/44a2c83a-fed9-4dc4-808a-c12b071b9731_1080x1080.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Qual è l'inno ufficiale della Sardegna]]></title><description><![CDATA[Storia di un inno e storia di un popolo]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/qual-e-linno-ufficiale-della-sardegna</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/qual-e-linno-ufficiale-della-sardegna</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Wed, 01 May 2024 15:24:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/664e7290-3845-4667-ba34-bbe020c7100e_2250x2871.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Sai qual &#232; l'inno ufficiale della Sardegna? L'ho scoperto qualche giorno fa, mentre leggevo alcune pagine di storia della Sardegna nel periodo dei vespri sardi, i moti rivoluzionari della fine del 1700.<br><br>Nel 1793, l'anno che precede la famosa cacciata dei piemontesi, i volontari sardi si sono armati di coraggio e hanno difeso le proprie terre e le proprie case dai francesi, con le divise firmate da Francesca Sanna Sulis (trovi la sua incredibile storia nel post &#8220;Donna Francesca&#8221;).<br><br>Nonostante ci&#242; i governatori hanno riconosciuto ai sardi delle ricompense inferiori rispetto a quelle dei piemontesi.<br><br>Inoltre gli organi di rappresentanza della Sardegna sono bistrattati e poco riconosciuti e tutte le pi&#249; importanti cariche di governo locale sono assegnate sempre ai piemontesi.<br><br>Il sistema feudale ancora in vigore non fa che impoverire la popolazione delle campagne in favore della crescente ricchezza dei governatori delle citt&#224; e il vicer&#233; Balbiano fa solo i propri interessi.<br><br>Ci sono tanti buoni motivi per insorgere e per far capire che i sardi non sono disposti a subire abusi e oppressione per sempre.<br><br>&#200; in questo clima che nasce l'inno, e oggi ammiro pi&#249; che mai il forte orgoglio dei sardi che hanno combattuto con onore per difendere la Sardegna da saccheggi e conquiste. <br><br>Dovremmo ricordarci ogni tanto che i diritti e le libert&#224; di oggi sono frutto di battaglie e grandi sacrifici di chi ci ha preceduto e ha deciso di battersi per un mondo futuro migliore.<br><br>Buona lettura<br><br>Si ringraziano infinitamente, per l'inno di sottofondo, <a href="https://www.instagram.com/assembleasarda/">@assembleasarda</a><br>e il musicista che l'ha realizzato&#10084;&#65039;</p><p></p><div class="native-video-embed" data-component-name="VideoPlaceholder" data-attrs="{&quot;mediaUploadId&quot;:&quot;803d661d-6c77-4eda-9085-107c4b4091d2&quot;,&quot;duration&quot;:null}"></div><p></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[E non finisce mica il cielo]]></title><description><![CDATA[Storia di Mia Martini, che per una beffa del destino trascorse 4 mesi in Sardegna]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/e-non-finisce-mica-il-cielo</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/e-non-finisce-mica-il-cielo</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sun, 11 Feb 2024 20:46:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a79a207a-9c9c-4f14-bd04-91c33b9a8667_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;indomani dall&#8217;assegnazione del premio Mia Martini alla sorella Loredana Bert&#233;, mi sono imbattuta in una storia che voglio raccontarti. Una storia in cui la Sardegna, precisamente Tempio Pausania, e la vita di Mia Martini per qualche mese si intrecciano tra loro, in una delle parentesi pi&#249; dolorose per l&#8217;artista, ma forse anche pi&#249; introspettive, dove dal buio si trovano la forza e il coraggio per risalire alla luce.<br><br>Il Premio della Critica nasce a Sanremo nel 1982 e Mia Martini ne fu la prima vincitrice in assoluto, con il brano &#8220;E non finisce mica il cielo". Nel 1996, a un anno dalla sua scomparsa, Sanremo decide di intitolarlo alla sua memoria, trasformandolo in Premio della Critica Mia Martini.<br><br>E pensare che Sanremo rappresentava proprio tutto quel sistema da cui lei per anni, si sent&#236; esclusa, rifiutata, allontanata, derisa, perch&#233; considerata una porta iella. Proprio tutto quel sistema musicale dell&#8217;epoca, fatto di cantanti, produttori, musicisti, manager, autori, da cui si sent&#236; profondamente abbandonata nell&#8217;esatto periodo di vita che sto per raccontarti. E da l&#236; fino alla sua morte.<br><br>L&#8217;ho immaginata cos&#236;, mentre cammino in via Bernardo Demuro, sotto le pareti curve della Rotonda, proprio nella via della mia infanzia. In una cella, cos&#236; in alto che per vederla devi sollevare tanto il mento e forse nemmeno basta. Ho immaginato la sua sagoma scura, appoggiata alle fredde sbarre di metallo. I suoi occhi, neri e profondissimi, nostalgici, che guardano fuori. Senza sapere se poi il vero inferno sia l&#224; dentro oppure nel mondo l&#224; fuori che, in fondo, nemmeno aspetta il suo ritorno.<br><br>Buona lettura&#9786;&#65039;</p><p></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/41b9cc71-7de5-4938-93b5-cfcc4f6e47eb_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9e9e2a6e-3f86-4f13-9d78-0ac0ab075485_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cdd29209-5c13-4299-8646-a5d114c37f6a_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/704ee46b-5c6b-493e-80d7-e62fab8d57d1_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c3eaeebc-ffc8-4836-a531-6c6b60da3bb8_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/df5eec93-f5d4-47d3-b446-c66c96e7b1db_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/46765b29-6c92-428b-8d14-6a69067086b3_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/17cf12f5-145d-4522-8f90-d415d1db7c37_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fe04f38b-6297-405c-b7e2-84f33bc6215e_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1953a9b5-e4c2-4f07-ae80-332c5f9f94e7_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quando Gigi Riva divenne sardo]]></title><description><![CDATA[Storia di uno dei pi&#249; grandi calciatori sardi e italiani di tutti i tempi]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/quando-gigi-riva-divenne-sardo</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/quando-gigi-riva-divenne-sardo</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 27 Jan 2024 12:53:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cc19d260-bf80-43cc-adae-94ee5237f74c_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre avuto una profonda curiosit&#224; per quelle persone, arrivate da altre terre, da altri mondi, che conoscono la Sardegna, se ne innamorano e decidono di non lasciarla mai pi&#249;.<br><br>Certo, per noi che siamo gi&#224; sardi &#232; facile capire l&#8217;attaccamento a questa terra, che non fa sconti ma che al tempo stesso, se sei capace di accoglierla, si radica dentro e non va pi&#249; via.<br><br>Ma com&#8217;&#232; possibile che chi &#232; nato altrove possa riuscire ad avere un sentire cos&#236; profondo da capire certe sfumature e certe contraddizioni che puoi amare solo se in questa terra ci sei nato?<br><br>Eppure lui l&#8217;ha fatto. Lui che tifava l&#8217;Inter e che ha promesso che non avrebbe mai negato un autografo a un ragazzo, perch&#233; a lui i suoi idoli non hanno mai risposto alle sue lettere.<br><br>Lui che amava De Andr&#233; e che da lui si &#232; fatto anche regalare una chitarra, in cambio di una sua maglia.<br><br>Lui, permaloso e orgoglioso, proprio come un sardo, che non si lasciava mai scivolare le cose addosso se per lui avevano un peso specifico alto. E proprio quelle cose non le perdonava facilmente.<br><br>Una presenza silenziosa, una prossimit&#224; distante, fatta di gesti concreti e genuini, di rispetto, di fiducia data e ricevuta, di abitudini paesane e semplici come quella di cenare tutte le sere per 30 anni alla Stella Marina di Montecristo.<br><br>Per questo Gigi Riva &#232; diventato per i suoi sardi un eroe, perch&#233; gli eroi non sono superuomini, ma sono uomini semplici capaci di fare cose enormi. Cos&#236; ingannevolmente simili a te da farti pensare che &#8220;se ce l&#8217;ha fatta lui, magari ce la posso fare anche io&#8221;. Eroi vicini s&#236;, ma anche inarrivabili, intoccabili, eppure cos&#236; umani, con un sorriso che scalda il cuore, con un &#8220;Ciao&#8221; che sa di casa e di famiglia.<br></p><p>La storia &#232; raccontata nella galleria</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7195d958-ae16-481b-89a0-a08488b465c7_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a06f4c07-d1f7-4f38-bed4-f0f3402caba0_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c030d19d-6fae-4be9-bef9-c754ce7cac0c_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/965b2299-e590-4ba7-971e-ed24b8ad5153_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e2541c15-2229-4f3c-92dd-773d2a9b787a_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9f5f4c78-f0b9-4790-985d-abac595b0eeb_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e3477d2e-9524-4c89-8d7c-049b676531ea_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/03efadb6-119a-4bcb-b470-ac9d4f187f9c_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dc4f323a-9106-4565-ad60-b6029e63fa5a_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Leggi per scoprire la storia&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/76cc8ae8-6ac1-47b4-b7ff-287071a41c8d_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Lo scriverò su tutti i muri]]></title><description><![CDATA[Pina Monne e il muralismo che racconta la Sardegna]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/lo-scrivero-su-tutti-i-muri</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/lo-scrivero-su-tutti-i-muri</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 06 Jan 2024 10:05:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6ecc814d-f79f-41fa-ad66-a923766c977e_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Difficile camminare tra i paesi della Sardegna e non imbattersi in uno dei suoi circa 2.000 murales. Sono figli di movimenti diversi che si sono sviluppati a partire dal 1968 con Pinuccio Sciola e che oggi hanno trasformato i muri dei paesi in enormi libri di storia e di arte, da ammirare, leggere e studiare.<br><br>Nati spesso con scopi diversi, ad esempio come denuncia politica, per raccontare la tradizione e la cultura popolare oppure per riqualificare aree disabitate o degradate, rappresentano una forma di espressione artistica molto apprezzata e possono essere un'importante attrattiva per i turisti.<br><br>Di recente mi sono imbattuta nei murales di Sennariolo, minuscolo e suggestivo paese del Montiferru, e ho ricordato che la sua autrice, Pina Monne, &#232; stata l'artefice della radicale trasformazione artistica di Tinnura, conosciuto oggi come il paese dell'arte. <br><br>Non potevo non raccontare la sua storia. Quando una passione &#232; tanto forte da cambiare non solo la propria esistenza, ma anche quella di interi paesi, significa che si sta lasciando una traccia importante, indelebile, assolutamente fuori dal comune.<br><br>Buona lettura a te&#129392; (trovi tutto nella Gallery)</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c76d3584-4d2e-41eb-afd6-525be18863a5_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/95448e86-54f1-4838-ad95-f1e1e79e0c31_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/007a9957-a6ea-4cce-a0b5-15952ffa4990_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b795ce26-411e-40bc-9dd1-522c97b7de54_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/59ba7d29-906a-46c7-80ed-b56b7c3e639f_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/542d8b84-5c15-4098-aa2d-685b83e33df1_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/070120c9-4142-4c2d-92ba-0ff1988d3e7d_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b5028419-c2a1-49dd-b443-c147844e675b_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25d8d858-5002-4190-bb0b-0739c1a9843d_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3b180010-0bb4-4859-a572-67c9f745c901_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I 7 fantastici viaggi di Ugo Pellis]]></title><description><![CDATA[Storia di un enorme ritratto della Sardegna degli anni 30]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/i-7-fantastici-viaggi-di-ugo-pellis</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/i-7-fantastici-viaggi-di-ugo-pellis</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 23 Dec 2023 09:41:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3215dfdf-11b3-42d5-98a0-0700a0312806_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia l'ho rubata ad una fotografia. S&#236; esatto, proprio una foto, una vecchia foto in bianco e nero. Ricordi la storia di Antonia Mesina di qualche settimana fa? La giovane orgolese era stata immortalata nel costume del suo paese, dietro spinta del padre, da un fotografo "straniero", un certo Ugo Pellis.<br><br>&#200; proprio a lui, questo straniero friulano, linguista d'oltremare, che ho rubato la storia. Lui, certo, non &#232; sardo, ma per la Sardegna ha fatto una grande cosa. <br><br>Non voglio svelarti tutto, ma ti anticipo che Ugo Pellis ha messo insieme lingua e fotografia, convinto che per ricostruire l'essenza di una lingua fosse necessario andare all'essenza della vita delle persone che la usano e al cuore degli oggetti di uso quotidiano. <br><br>Per questo ritrarr&#224; nei suoi scatti uomini e donne in abiti tradizionali, mole e tramogge, asini e carri, telai, madie, bambini per la strada e nei campi.<br><br>Le sue numerose fotografie scattate tra il 1932 e il 1935 nei 7 viaggi in terra sarda sono diventate parte della nostra memoria e hanno permesso di realizzare uno dei pi&#249; grandi ritratti della cultura sarda mai realizzati.<br></p><p>Trovi i dettagli di questo incredibile viaggio in Sardegna nella gallery.</p><p></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dc0dad78-6237-49f8-b629-3f2e1b78b6f1_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b4ba8966-4f07-4ca0-a57b-21e8c2165281_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6f81a7b2-83bf-489f-9470-21a4babf78fc_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/560aed31-9ce8-46e6-8655-22409705191c_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f8ecdd19-260c-44e5-9df8-ba9513cb7163_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d6edf969-501f-49da-a6c2-59e9fbcbba46_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2dab1b38-636b-4554-92c8-3bc2295bb235_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/db86b77e-fde9-4228-92f5-e05b28a65499_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d515d0de-25cb-46df-aa3e-29706bb36e8d_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/59f49187-2e45-4225-ab49-da17a051c9a6_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2ac2710d-ebfe-4ce4-a305-78e61eacff2b_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2ac2710d-ebfe-4ce4-a305-78e61eacff2b_1080x1080.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Antonia Mesina]]></title><description><![CDATA[Storia di un femminicidio chiamato martirio]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/antonia-mesina</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/antonia-mesina</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Sat, 25 Nov 2023 09:46:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/84174b76-8911-403e-801b-14598576cda1_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#200; un fresco e ventoso 17 maggio del 1935 e siamo ad Orgosolo. Antonia tra poco pi&#249; di un mese compir&#224; 16 anni. Ha il viso morbido e candido che ricorda tanto quella foto. Lei se ne vergogna ancora, ma il padre, l&#8217;anno prima, la convinse a farsi fotografare da Ugo Pellis, che la volle immortalare con l&#8217;abito tradizionale da sposa e da nubile, quello che usavano nelle feste. Antonia nella foto non sorride, guarda con timore e pudore l&#8217;obiettivo e si capisce che non vede l&#8217;ora che tutto finisca.<br><br>Seconda di 10 figli, ha sulle sue spalle, anche se cos&#236; giovani, il peso di una famiglia da portare avanti e di fratelli e sorelle da crescere, anche se i genitori Agostino e Grazia fanno gi&#224; molti sacrifici per recuperare tutto ci&#242; che serve. Ma uno stipendio, quello di suo padre, da solo non basta. E lei, finita la quarta elementare, si dedica totalmente alla famiglia, pur frequentando con assiduit&#224; la sezione Femminile dell&#8217;Azione Cattolica e la chiesa.<br><br>Ha quasi 16 anni Antonia e sta per attraversare quel confine che separa l&#8217;infanzia dal mondo dei grandi. E anche se i suoi valori sono solidi come quelli di un&#8217;adulta, &#232; ancora pura e immacolata come una bambina. E proprio la protezione di questa sua purezza sar&#224; pagata ad un prezzo carissimo&#8230;</p><p></p><p>Scopri la storia di questo terribile femminicidio nella Gallery&#8230;</p><p></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/53089e28-a155-4f39-94cd-432bdde231ad_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d5da60b0-f9a5-4fcf-b2a3-2fb04e4bc3a9_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/26b8ecfa-3c24-4698-a88b-442c122047f6_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/746ab641-bdf7-4942-91a1-eb4f12df80d6_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cc86d188-f75e-4d31-861c-ab8143017ddc_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7ebc239c-0d2d-4a48-ab9d-569e52040925_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/772edc1e-0eb9-4a84-8332-4fbe283d2174_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/31fb9de7-4279-4188-98b1-43c6982ee100_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/32e44c40-f5d8-412d-81f7-439402479661_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f6f35d97-bd23-4546-86f5-c52d253578b8_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LngP!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F01a70abc-8ef3-4ce3-a4ba-a654b82508f0_1080x1080.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LngP!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F01a70abc-8ef3-4ce3-a4ba-a654b82508f0_1080x1080.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LngP!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F01a70abc-8ef3-4ce3-a4ba-a654b82508f0_1080x1080.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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lasciato l&#224;, sulle cime delle montagne di Aritzo, dove il vento soffia pungente e la neve candida nasconde tutto.<br><br>Da questo candore alcune famiglie, gi&#224; dal 1600, hanno creato un&#8217;attivit&#224; molto remunerativa di conservazione e vendita del ghiaccio, tra la corte Viceregia di Cagliari e i centri urbani pi&#249; grandi della Sardegna.<br><br>Diversi sono i signorotti che si sono arricchiti con questa attivit&#224;, spesso anche sulle spalle dei niargios e dei cavallanti, coloro che svolgevano sulla loro schiena il vero mestiere di conservazione della neve e di trasporto del ghiaccio (se sei curioso di questa storia ti rimando al post precedente &#8220;I Signori della neve&#8221;).<br><br>Tra questi benestanti signori uno in particolare, Vincenzo Arangino, ha colorato la storia di Aritzo tra la fine del 1800 e il secondo dopoguerra. &#200; proprio di lui che voglio parlarti oggi, della storia della sua vita, ma soprattutto di quella del suo assassinio (scopri tutto nella gallery).</p><p></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0c64751e-9f37-44f4-a82d-4adc06ca9d2f_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9169cf6e-89a5-4568-ba13-2a7b59a17ef7_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/155664e4-caa6-4e06-81df-bdeb992f9674_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5cfd4e12-fc21-4442-8b60-8fe96fb250c8_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d75c60ec-e8ba-492c-bf3b-f714d13662d6_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1a537e2e-751c-43ae-9a41-403b66a0aa0c_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9d54fbbc-adca-49ba-8126-f2a9f149ff3f_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0590d6bf-c080-4662-b803-c18bafa451ce_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7969cf80-c1a7-47f9-aa7b-afab6cde346f_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/84def93a-dfad-4499-ab0c-2abcd5a23463_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Donna Francesca]]></title><description><![CDATA[Storia di un'imprenditrice sarda del 1700 e del suo innovativo sistema di welfare]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/donna-francesca</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/donna-francesca</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Fri, 03 Nov 2023 21:06:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7b832e52-cded-4488-bc69-0af84df9920a_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Siamo ai primi del 1700, in una Sardegna post dominazione spagnola e sotto continue contese tra la Francia e i Savoia. L&#8217;economia sarda &#232; essenzialmente agro-pastorale. La societ&#224; &#232; rurale e patriarcale e diciamoci la verit&#224;, nascere donna in questo periodo storico, era una vera e propria sfortuna.<br><br>Ma Francesca Sanna Sulis ha invece la fortuna di avere un padre lungimirante, che scardina la netta divisione dei ruoli tra uomo e donna, e un marito che sostiene il suo spirito di iniziativa e addirittura lo incentiva.<br><br>Lei ci mette certamente del suo, creando un sistema lavorativo che non solo dar&#224; una grande spinta in avanti alla rivoluzione industriale sarda, ma getter&#224; le fondamenta per una rivoluzione politica e antimonarchica, di cui lei stessa si far&#224; portavoce e sostenitrice. <br><br>La sua lunga vita le permette di mettere, uno sopra l&#8217;altro, una serie di tasselli cos&#236; avveniristici che addirittura oggi &#232; difficile poter scorgere una personalit&#224; tanto geniale e proiettata verso il futuro.<br><br>Come sempre, la storia &#232; nella galleria. Buona lettura!</p><p></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4415c3ee-25b4-4152-bf76-a5a8393b8604_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b21708fd-1448-458d-8f75-d296be5fcecb_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dd53e415-fbed-4fc7-8a69-f77258759f2a_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8347b491-c85d-4a16-916d-fb7647c35848_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9b044785-137f-45e6-932c-c1c4619ea79e_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7361118b-c959-40d7-a9d2-9cab7ab5c0a6_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/04dad486-1099-4915-a95b-b8b4096c2d15_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3f6ee921-8747-4748-887a-9c3a230995c1_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/26f77c86-a289-43cd-8612-df2bbf850ed7_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8b8e991d-fb15-4d70-affe-08d9b01a9235_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I Signori della neve]]></title><description><![CDATA[Storia di imprenditori, niargios, cavallanti e carapigna]]></description><link>https://www.larubastorie.it/p/i-signori-della-neve</link><guid isPermaLink="false">https://www.larubastorie.it/p/i-signori-della-neve</guid><dc:creator><![CDATA[la rubastorie]]></dc:creator><pubDate>Fri, 03 Nov 2023 09:53:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dd12a5b2-b955-4255-a413-af30ad502a0d_420x300.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Andare in giro per la Sardegna &#232; sempre una grande fonte di ispirazione.<br>Anche le feste di <a href="https://www.instagram.com/autunnoinbarbagia/">@autunnoinbarbagia</a> sono un modo per conoscere storie nascoste chiss&#224; in quale antica villa o in quale bosco.<br><br>Stavolta sono andata a rubare una storia ad Aritzo, che oltre ad essere un luogo incantevole &#232; ricchissimo di racconti e di luoghi avvolti dal mistero.<br><br>Questa storia inizia e finisce proprio l&#224;, tra le sue cime innevate e candide, dove la neve veniva nascosta e protetta per tanti tanti mesi...</p><p>Nella Gallery scopri tutta la storia dei Signori della neve.</p><p></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d0afad26-2b58-421f-b57c-cebb66c191b9_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6d9aca89-5296-4767-9f79-c5abf37ca0f7_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/baea5ef0-bc07-43a0-ba9c-9fb874e3d4a2_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/552a4f1f-a311-4c63-9745-38aab14339f1_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d7ae04ae-872c-4408-b043-5f2a57fc4b85_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b3283f0b-08df-4b46-82d9-46fed50a663a_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/76b386e7-c6ca-4b88-9347-390a32e5750b_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/55fabd3e-ce26-4b2e-8a71-3784785676cb_1080x1080.png&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d93cfff1-25c5-4171-a24b-6fb20f84fc73_1080x1080.png&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/29413539-ec03-402a-8a45-4215f62e7bfa_1456x1454.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p>]]></content:encoded></item></channel></rss>